Lite temeraria, condannata la palestra chiusa da 6 mesi: ipotesi class action per i clienti

La Hello Fit non riapre nella nuova sede, i proprietari dovranno risarcire il costruttore portato in tribunale. Il giudice: «Rivolevano attrezzi pignorati, hanno agito in malafede»

La palestra Hello Fit che non ha più riaperto

I clienti si rassegnino: la Hello Fit non riaprirà nella nuova sede individuata e annunciata a giugno quando, di punto in bianco, la palestra ospitata all’interno del Grotte Center abbassò repentinamente le saracinesche. Allora centinaia di iscritti rimasero beffati, con in mano abbonamenti annuali - molti appena rinnovati - impossibili da sfruttare. La proprietà, rappresentata dall’amministratrice romagnola Arianna Usai, assicurò: «Faremo di tutto per trovare una soluzione alternativa, altrimenti rimborseremo i clienti». Sono passati 6 mesi, ma nessuno ha più saputo nulla. E mentre un centinaio di ex iscritti alla palestra fantasma si sono mobilitati e stanno pensando ad una class action, dal tribunale arriva un primo, duro colpo nei confronti della Fasterfit Italy srl (la società che gestiva la Hello Fit): è stata condannata per lite temeraria e dovrà pagare 35mila euro al costruttore che avevano citato in giudizio. 

La storia 

Ricapitolando: l’8 aprile 2019 l’imprenditrice Usai, una sua collaboratrice e il figlio di un costruttore di Camerano costituiscono la Wellness Revolution srls, sottoscrivendo un patto parasociale per impegnarsi a rilevare per 150mila euro dalla Fasterfit il ramo d’azienda consistente nella palestra del Grotte Center, con attrezzature e dipendenti. Il 10 giugno la palestra chiude, ma rassicura i clienti sull’imminente trasferimento nella nuova location di via Sbrozzola 48, vicino al ponte del Cargopier, in uno stabile di proprietà di un costruttore di Camerano. Il 9 luglio viene completato il trasferimento di macchinari e attrezzi ginnici. Nel frattempo, c’è gente che, approfittando delle promozioni a prezzi stracciati e delle promesse di imminente inaugurazione, prolunga o sottoscrive nuovi abbonamenti annuali. Passano settimane, mesi. Ma niente: la palestra resta off limits. Il 29 agosto l’amministratrice della Fasterfit esce allo scoperto su Facebook per mettere a tacere «mille voci inventate», rassicurare che «nessuno è sparito» e puntare il dito contro il costruttore che non avrebbe rispettato gli accordi presi, annunciando, «da persona e professionista seria» un’azione legale contro lo stesso imprenditore che, nel frattempo, aveva ormai ultimato i lavori da 380mila euro ma, per sopraggiunte divergenze economiche, aveva bloccato tutto. 

Lite temeraria 

Così la Fasterfit Italy srl, Arianna Usai e la neocostituita Wellness Revolution srls decidono di avviare un’azione legale per ottenere il sequestro giudiziario della nuova palestra e, in subordine, l’immediata restituzione di tutti i beni e macchinari lì custoditi, oltre al risarcimento del danno d’immagine. Ma dal tribunale è arrivata una doccia gelata per i gestori della palestra: il giudice infatti, ha riscontrato l’assenza di qualsiasi contratto di locazione, ha evidenziato che le attrezzature erano state collocate nell’immobile di proprietà del costruttore «per unilaterale iniziativa dei ricorrenti» che, tra l’altro, non le avrebbero mai rimosse nonostante diversi solleciti e, inoltre, la Fasterfit e la sua amministratrice avrebbero richiesto i macchinari pur sapendo che alcuni tapis roulant erano stati pignorati per soddisfare ex dipendenti. Insomma, avrebbero «agito in giudizio con malafede per chiede la restituzione anche di beni già pignorati», ha sentenziato il giudice, che ha condannato in solido, per lite temeraria, la Usai, la Fasterfit e la Wellness Revolution al pagamento di 35mila euro al costruttore di Camerano, assistito dall’avvocato Roberto Regni

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La class action dei clienti

E ora potrebbe aprirsi un altro filone giudiziario legato alle mosse di circa 115 ex clienti firmatari di una diffida formale che, tramite gli avvocati Paolo Palumbo e Tommaso Medi dello studio legale Pica-Sassaroli, è stata inoltrata alla Fasterfit e alla Fitness Development srl (titolare del marchio Hello Fit), senza ricevere risposta. Si sta valutando se promuovere un’azione civile di risarcimento del danno, chiedendo il rimborso degli abbonamenti, o una class action, sulla scorta della denuncia già presentata alla procura di Pesaro (ma indaga quella di Rimini per competenza territoriale), tramite l’avvocato Tomas Del Monte, da una ventina di clienti beffati dalla Fasterfit di Cartoceto, nel fanese, che chiuse all’improvviso nell’autunno 2018. Era gestita dalla Lucrezia srls amministrata, guarda caso, dall’imprenditrice Arianna Usai. 

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