La “Frana Barducci” compie 30 anni: l’intervento del Sindaco

Tra il 12 e il 13 dicembre del 1982 a causa delle fortissime piogge il terreno a Nord di Ancona cominciò lentamente a muoversi. Una frana profonda coinvolse 342 ettari di terreno urbano e sub-urbano

La frana Barducci in una foto d'epoca

Tra il 12 e il 13 dicembre del 1982 a causa delle fortissime piogge il terreno a Nord di Ancona cominciò lentamente a muoversi. Una frana profonda  coinvolse 342 ettari di terreno urbano e sub-urbano; tra le aree maggiormente colpite Borghetto, Posatora e, in parte, Torrette. L'esteso movimento franoso danneggiò due ospedali e la Facoltà di Medicina dell'Università di Ancona, lese o distrusse completamente 280 edifici, per un totale di 865 abitazioni, divelse la ferrovia e la strada costiera su di un fronte di circa 2,5 chilometri. La frana provocò anche danni alla popolazione: 3.661 persone (1.071 famiglie) vennero evacuate dall'area colpita dal dissesto. Circa 500 persone persero l'impiego.

 In concomitanza con il trentennale della grande frana e in ricordo di quei terribili momenti, interviene oggi il sindaco Fiorello Gramillano:

“In quegli attimi tremendi, tutto il coraggio e la forza che gli anconitani furono capaci di esprimere,  evitarono drammi ben peggiori. La forza d’animo della nostra gente ha fatto sì che sin da subito si potesse lavorare per ripristinare il territorio, trovare riparo per le famiglie colpite, ottenere leggi che sostenessero la risistemazione di tutta la zona colpita.

Così nel 1983 si provvide alla demolizione degli edifici inagibili mentre è dal 1984 che con la Legge 156, che prevedeva un contributo speciale per gli interventi resi necessari dai movimenti franosi, prendono avvio interventi normativi a sostegno della risistemazione della zona. Nel 1986 con la Legge 879 si provvide al completamento delle opere di risanamento e recupero dell’area colpita dal movimento franoso. Nel 1987 con la Legge 120 è stata disposta una spesa per l’assistenza ai cittadini del Comune di Ancona. Dal 1983 fino al 1995 sono state portate avanti campagne di indagini geologiche e geotecniche per la ricostruzione dei meccanismi di attivazione della frana allo scopo di progettare opportunamente le opere di consolidamento. E’ del 1994 la legge regionale che ha previsto un finanziamento straordinario per il completamento degli interventi.
Nel 1995 si è giunti alla conclusione della progettazione delle opere di consolidamento e inizio della loro realizzazione. Nel 1997 la legge regionale 55 ha previsto che lo stesso comune di Ancona provvedesse alla progettazione, all’esecuzione nonché all’approvazione delle opere di consolidamento.

L’amministrazione comunale, a fronte di una situazione nella quale 70 abitazioni comprese nel perimetro della frana risultavano ancora abitate, nonostante i ripetuti inviti a rispettare le ordinanze di sgombero a  suo tempo  emanate, aveva chiesto alla Regione Marche di integrare la legge con una prescrizione di una agibilità legata all’attivazione di un monitoraggio in continuo dell’area in frana con strumentazione di tipo geodetico e di tipo geotecnico e alla redazione di un piano di emergenza. E da qui è nato il sistema di monitoraggio della frana che permette alla città di convivere con questo territorio critico.

Il Comune di Ancona  come ente territoriale ha dimostrato negli ultimi anni una grande sensibilità per la gestione e la tutela del territorio ponendo in primo piano il rispetto per l’ambiente e la sicurezza dei cittadini esposti direttamente o indirettamente ai dissesti idrogeologici, intuendo già 10 anni fa che la conoscenza del territorio comunale è alla base di ogni scelta di pianificazione urbanistica, di una buona edificazione e della sicurezza per chi vive nel comune.

Un esempio autorevole  che rende onore alle scelte effettuate dall’Amministrazione è il sistema di Early warning,  conosciuto in tutto il mondo e visitato da tecnici internazionali e italiani che controlla h24 le popolazioni che vivono nel perimetro della frana di Ancona dal novembre del 2008.
 Questo sistema ha permesso dopo più di 20 anni di concedere alle stesse persone una abitabilità controllata e condizionata dal sistema di monitoraggio, come da legge regionale 5 del 2002.

Abbiamo sempre creduto che la sicurezza delle famiglie e l’abitabilità delle loro case, indissolubilmente legate all’efficienza del sistema di monitoraggio dell’area, fosse una priorità assoluta.  Nonostante la crisi economica e la progressiva diminuzione dei trasferimento dallo Stato riusciamo ancora a mantenere operativo il sistema di monitoraggio che costa ogni anno alle casse comunali complessivamente 3-400mila euro.
Siamo certi che non basta fare attenzione, occorre anche tanta prevenzione. E’ per questo che l’Amministrazione nel corso degli anni ha continuato a lavorare sul territorio, individuando gli ambiti di rischio che una realtà orografica così composita come quella di Ancona comporta.
Certo è che con le ristrettezze di bilancio attuare tutto questo sarà sempre più difficile non solo da parte del nostro Comune ma da parte di tutti gli enti pubblici” conclude il sindaco Gramillano.

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