Capitale italiana della cultura, Ancona candidata: i perché e i vantaggi

L'assessore comunale alla cultura Paolo Marasca e il sindaco Valeria Mancinelli hanno spiegato i motivi e le possibili ricadute della candidatura

Paolo Marasca

ANCONA - Non è un riconoscimento a una qualche virtù. L’iter che porta alla nomina di “capitale italiana della cultura 2021” è la partecipazione a un vero e proprio bando che, in caso di vittoria, permetterebbe ad Ancona di incassare 1 milione di euro di finanziamenti statali più un cofinanziamento (ancora da stabilire) della Regione Marche. E se il titolo dovesse prendere altri lidi? Poco male, sostengono l’assessore comunale alla cultura Paolo Marasca e il sindaco Valeria Mancinelli, che alla Mole hanno presentato ufficialmente l’iter e i perché della candidatura anconetana. «Comunque vada, questa partecipazione ci permette di pianificare la strategia culturale dei prossimi anni» ha detto l’assessore. E’ stato chiaro, Marasca, davanti alla platea che ha gremito la sala boxe: il Comune riceverà progetti e proposte da cittadini, istituzioni culturali, associazioni, università ma anche altri Comuni e altri enti che hanno deciso di appoggiare la candidatura del capoluogo: «A marzo presenteremo un dossier alla commissione, ma se Ancona non dovesse vincere noi metteremo comunque in pratica quel programma nel corso del 2021. Il processo è partito e non si fermerà» ha aggiunto Marasca. Ecco perché il dossier che sarà presentato a inizio marzo sarà concepito come una vera e propria opera pubblica, un “piano strategico della cultura” che nelle intenzioni del Comune trasformerà la città in un laboratorio culturale. «E’ uno di quegli eventi dove forse conta più partecipare che vincere- gli ha fatto eco la Mancinelli – questo è un percorso che non premia ciò che si è stati ma quello che si vuole essere». C’è poi anche il lato economico. Se la commissione non dovesse scegliere né Ancona né Fano, unica altra marchigiana candidata, i soldi promessi dalla Regione verrebbero comunque spartiti tra le due città. In platea c'erano anche alcuni esponenti dell'opposizione cittadina come i consiglieri Antonella Andreoli (Lega) e Angelo Eliantonio (Fratelli d'Italia). Proprio FdI aveva manifestato nei giorni scorsi le critiche alla candidatura.

Perché Ancona?

«Ancona non ha mai autorizzato sé stessa a definirsi “città di cultura”. Ha detto Marasca- non se lo dice, anche quando di fatto lo è». L’assessore cita la Mole, la Pinacoteca, il museo Omero «simbolo dell’accessibilità», i festival nati sul territorio e ospitati, ma anche il teatro delle Muse che in soli 17 anni dalla riapertura è diventato uno dei 16 teatri di interesse culturale d’Italia. Nelle prossime settimane verranno raccolte le proposte che daranno vita al dossier. Sarà un lavoro integrato con cittadini, associazioni, Università (Politecnica e Macerata finora), Soprintendenza e altri Comuni come Senigallia e la stessa Fano: «C’è collaborazione anche con l’altra città candidata, una città valorizzerà anche l’altra e avremo almeno un progetto comune». Una strategia voluta anche per superare il campanilismo. «Chi vorrà contribuire al progetto con idee di sviluppo potrà incontrarsi nella sede dell’assessorato alla cultura» ha detto Marasca. Il tema delle proposte sarà quello dell’ “Altro”: «In questo momento la cultura è chiamata a lavorare sul tessuto sociale, sul legame, sul concetto di comunità ma anche di conflitto- ha aggiunto Marasca- Ancona stessa è nata da un incontro». 

L’Iter

Il dossier dovrà essere completato entro il 2 marzo. La commissione scelta dal Ministero dei beni e delle attività culturali valuterà le proposte di 44 città candidate. Verranno poi scelte 10 città, i cui rappresentanti saranno invitati a vere e proprie audizioni. La scelta della città che succeder a Parma potrebbe essere nominata a fine estate. 
 

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