Terremoto, il sindaco di Arquata del Tronto: «Dopo un anno la mia gente non c'è più»

Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata del Tronto racconta ad Ancona Today: "Alla ricostruzione ancora non si pensa, qui dobbiamo ancora spostare le macerie. Su oltre mille sfollati torneranno solo 500 persone. Ora cerchiamo di far ripartire l'economia.

«Purtroppo non si vive bene perché mi hanno consegnato solo 26 casette a Pescara per cui sono tornate ad Arquata solo una cinquantina di persone, speriamo di riuscire a far ritornare i cittadini perché se no altrimenti avremo la scuola nuova ma gli studenti saranno be pochi, poi c’è il problema delle macerie ma hanno portato via 50 mila tonnellate ma ne restano ancora sui 500mila e ho il centro storico ancora inaccessibile perché è tutto pericolante e non si può accedere finché non portano via tutto».

Dislocate nelle varie frazioni sono in tutto 200 casette, ma quando saranno pronte?
«Noi speriamo veramente almeno per la fine di agosto, mentre  altre scivoleranno a settembre».

Al netto del fatto che ci troviamo a un anno dal terremoto e le casette devono ancora essere terminate, alcuni sfollati si chiedono se abbia senso entrare nelle casette senza nulla intorno.
«Non c’è rimasti nulla difatti, adesso stiamo pensando a degli incentivi produttivi per riattivare le attività che c’erano prima e quant’altro, stiamo per realizzarli nei borghi delle casette ma resta il problema della ricostruzione per cui ancora non ci si pensa neppure».

Dunque quanti sono gli arquatesi disposti a tornare?
«Credo che siamo sulle 500 persone su una popolazione di circa 1.200 persone, il resto vuole attendere la ricostruzione. nel frattempo ci sono anche 23 famiglie che sono rientrate nelle loro case e speriamo di trovarne altre di case agibili così tra case agibili e casette almeno la metà delle famiglie possano rientrare».

Si ma senza attività commerciali come si fa sindaco? E’ vero che state pensando ad una delocalizzazione di tutte le attività commerciali nell’area della zona industriale di Pescara dove una volta c’era la tendopoli?
«Sì, si farà un villaggio con varie attività aziendali raggruppate nella zona industriale».

Alcuni commercianti si lamentano di questa soluzione perché se le famiglie restano poche e il commercio viene concentrato in un punto, i negozi non avranno lavoro.
«Questo no perché ci sarà spazio solo per chi c’era prima, io voglio riportare chi aveva le attività prima, non permetterò a gente di fuori di speculare a meno che non arrivi la media-grande industria che porti lavoro come Diego della Valle».

Certo che se siamo ancora qui con le strade chiuse, è dura immaginare anche solo un accenno di ripartenza sindaco non crede?
«Purtroppo io ho 13 paesi, tutte zone rosse, c’è l’esercito che non fa passare per via degli sciacalli che possono andare dentro le case, io mi auguro che, andando avanti con il rientro nelle case, non dico di eliminare le zone rosse, ma di ridurre le aree off limits».

Il paradosso sindaco è che si temono gli sciacalli perché tantissimi di coloro che hanno le case in piedi, non hanno ancora potuto recuperare i propri beni, come il giorno dopo il sisma. Come è possibile?
«Purtroppo è così perché il pericolo è incombente, fino a poco tempo fa ci sono state altre scosse per cui è un azzardo permettere di entrare nelle case».

Insomma sindaco Petrucci, un anno dopo il terremoto del 24 agosto 2016, possiamo dire che siamo al punto zero. 
«Purtroppo sì, lo dico con rammarico, senza accusare nessuno, però a un anno di distanza, la mia gente è ancora tutta lontana. I danni sono stati gravissimi, ma ci sono state anche delle lentezze burocratiche». 

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