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Licenziato perché ha il Covid, sit-in di Potere al Popolo: «Non si gioca con la vita» | VIDEO

La protesta davanti a un supermercato per manifestare solidarietà al lavoratore positivo al Coronavirus e licenziato in provincia di Lodi

 

Un sit-in di Potere al Popolo per manifestare solidarietà nei confronti di Francesco, dipendente di un supermercato Famila in provincia di Lodi, che ha perso il posto di lavoro: «E’ stato licenziato in tronco dopo aver contratto il Covid», si legge nella nota del movimento. La manifestazione si è tenuta davanti al Famila di Montemarciano anche se, precisa Potere al Popolo, la proprietà non è la stessa del supermercato lombardo nonostante il marchio e per questo: «Non ha responsabilità sul licenziamento del lavoratore» continua il comunicato.

«Francesco, 60 anni, lavora da 33 anni in un supermercato Famila in provincia di Lodi, in piena zona rossa per il virus – si ricostruisce nella nota- a inizio marzo si ammala di Covid/19, viene ricoverato in ospedale con una polmonite interstiziale ed una volta dimesso è costretto a rimanere inisolamento fino ad aprile e in seguito in convalescenza. Il 20 luglio, pronto a tornare al lavoro è fermato dai medici: il Covid ha lasciato delle conseguenze che l’Inail riconosce come infortunio sul lavoro prolungando la malattia sino a metà ottobre. Tuttora in cura per una miocardia provocata dal virus, ha sempre con sé il defibrillatore portatile, controllato in telemedicina. Il 18 settembre il gruppo proprietario del supermercato Famila lo licenzia, comunicandogli con una raccomandata che il 5 settembre scorso aveva superato il periodo massimo di assenza per infortunio, senza aver fatto richiesta di aspettativa non retribuita. Tutto ciò a 17 mesi dalla pensione e senza tener conto del decreto Cura Italia, che specifica bene che l’infortunio Covid non può essere conteggiato nel periodo di comporto. A Francesco va tutta la nostra solidarietà- continua la nota- siamo indignati da come, ancora una volta, non ci sia alcun rispetto verso i lavoratori, verso gli uomini e le donne che per mesi sono stati chiamati eroi, in prima linea, ed alla prima occasione tornano ad essere meri numeri, personale usa e getta. Al gruppo proprietario, che tra l’altro è tra le aziende che durante il periodo di lockdown ha visto aumentare il proprio fatturato, chiediamo l'immediato reintergo di Francesco con le doverose scuse per questa incredibile vicenda. Non si gioca con la vita delle persone».

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