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Lunedì, 6 Dicembre 2021

Operazione "Fast Money", la truffa dei guadagni facili (ma inesistenti) | VIDEO

I finanzieri del Gruppo Tutela Economia del Nucleo di Polizia Economico–Finanziaria di Ancona hanno portato a termine un’ indagine di polizia giudiziaria, che ha consentito di smascherare la truffa di un consulente finanziario. Nei guai un ex giocatore di basket di serie A

I finanzieri del Gruppo Tutela Economia del Nucleo di Polizia Economico–Finanziaria di Ancona hanno portato a termine un’ indagine di polizia giudiziaria che ha consentito di scoprire la truffa di un consulente finanziario. Secondo la ricostruzione l’uomo, bergamasco di 54 anni ed ex giocatore professionista di serie A di basket, avrebbe circuito insieme ad altre 7 persone una decina di vittime (imprenditori, dipendenti e liberi professionisti) tra cui anche un anconetano, autista di bus di linea, promettendo alti rendimenti e intascando le somme apparentemente investite. I finanzieri hanno calcolato che alle vittime il raggiro è costato complessivamente 200 mila euro. Il sistema ricostruito nell’idagine si avvaleva di svariate società con sede oltre che in Italia, anche in Austria, Cipro, Lussemburgo, Svizzera e Gran Bretagna. Per gli otto, tutti compresi tra i 51 e i 72 anni, è arrivato il decreto di citazione a giudizio. Risponderanno a vario titolo, delle diverse condotte truffaldine commesse tra l’Italia (Lombardia, Veneto, Trenitno, Emilia Romagna ma in particolare ad Ancona) e il territorio estero, nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019. Il reato contestato a tutti gli indagati è la truffa, aggravata dalla transnazionalità. Gli indagati, secondo quanto ricostruiti, raccoglievano i risparmi dei malcapitati, con modalità non consentite dalla normativa di settore. Gli investitori venivano indotti in errore con raggiri e con l’illusione di rendimenti fino al 12% annuo sulle quote versate. Veniva proposto l’acquisto di prodotti finanziari, in specie quote di crowdfounding, per il tramite di società appositamente costituite, ma prive di autorizzazione ad operare in Italia; veniva omessa la consegna all’investitore del prospetto informativo ai sensi del Regolamento di attuazione del Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria. Il resto era garanzia di false rendite elevate.  Le indagini sono state avviate dopo la denuncia della vittima anconetana e ha permesso l’accertamento su fatti portati avanti tra il 2016 e il 2019. Altri casi sono stati scoperti da altre Procure e confluiti in un unico filone d’indagine. 

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