Tamberi, il cuore non basta: sfuma il sogno di una medaglia nella finale dei Mondiali

Soltanto ottavo il campione anconetano di salto in alto che si ferma a 2,27 nella gara di Doha: «Non sono soddisfatto, ma ho dato tutto». Oro a Barshim che vola a 2,37

Tamberi ha chiuso con l'ottavo posto a Doha

E’ stata una finale mondiale del salto in alto con i fuochi d’artificio a Doha. Peccato che ad esploderli non sia stato Gianmarco Tamberi. Il campione anconetano, reduce da una serie di problemi, non ultimo un virus intestinale che gli ha fatto perdere due chili in due giorni, non è riuscito a volare: dopo aver superato al primo tentativo i 2,19 e i 2,24 metri, è dovuto ricorrere al secondo salto per andare oltre i 2,27 e lì si è fermato perché la gara si è fatta in salita e Gimbo, dopo aver sbagliato il primo salto a 2,30, ha deciso di passare a 2,33, dove però ha fallito entrambi i tentativi. Tamberi ha chiuso con un ottavo posto e alla fine è letteralmente saltato addosso all’amico Mutaz Barshim, l’atleta del Qatar che davanti alla sua gente ha sfoggiato un sontuoso 2,37 al primo tentativo, primato stagionale, conquistando la medaglia d'oro. Si sono fermati a 2,35 i russi Mikhail Akimenko (argento) e Ilya Ivanyuk (bronzo). 

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Tamberi, a fine gara, ha ammesso: «Sono tra i primi otto al mondo, ma non sono soddisfatto. Purtroppo ho commesso degli errori tecnici di cui mi sono accorto troppo tardi, quando eravamo già arrivati ai 2,30. Peccato perché non erano brutti salti, sento di essere sulla strada giusta. Avevo dato tutto in qualificazione, ci ho messo l’anima in finale e non mi recrimino niente perché non venivo da una condizione ottimale. Non vedo l’ora di ricominciare ad allenarmi in vista delle Olimpiadi di Tokyo che sono tutta la mia carriera. In tutto questo, sono contento che a vincere sia stato il mio amico Barshim: vincere i Mondiali a casa propria è un sogno di tutti».  

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