Rugby Jesi, c’è una U18 da crescere: le parole del tecnico Fagioli

Così Mariano Fagioli, fra le bandiere del Rugby Jesi ’70, al quale è stato affidato, quest’anno, il delicato e cruciale compito di “coltivare” la maturazione dei giovani della Under 18, preparandoli al passaggio in prima squadra

Mariano Fagioli

JESI - «Abbiamo delle ambizioni e riponiamo tante aspettative in questi ragazzi. La società vuole la serie A e saranno loro, nei prossimi anni, i protagonisti di questo salto di qualità». Parola di Mariano Fagioli, fra le bandiere del Rugby Jesi ’70, al quale è stato affidato, quest’anno, il delicato e cruciale compito di “coltivare” la maturazione dei giovani della Under 18, preparandoli al passaggio in prima squadra.

«Un gruppo folto- spiega Fagioli- fra i classe 2003 che erano già in categoria e i 2004 saliti quest’anno. I 2002 invece, secondo politica della società, sono già aggregati agli allenamenti della prima squadra, passaggio che i 2003 faranno il prossimo anno. Ho trovato tante qualità, tecniche e umane. E poi voglia, entusiasmo, energia. Specialmente dopo lo stop obbligato a causa del Covid, i ragazzi scalpitavano per riprendere e tornare ad allenarsi. E soprattutto, al di là della presenza, mi ha colpito trovarli tanto attenti, disposti ad imparare e con i fanali ben accesi quando stanno in campo. Sarà che mi conoscono, sanno che arrivo dalla prima squadra (del cui staff tecnico fa tuttora parte, nda) e la mia storia  e che i progetti della società rappresentano uno stimolo importante. Gli obiettivi poi ce li daremo».
In questi mesi il gruppo si sta allenando due volte la settimana. «Un lavoro quanto più possibile affine a quello che svolge la prima squadra- dice Fagioli- così da poter avere un unico indirizzo tecnico e tattico per entrambe le realtà. Con me ci sono il preparatore atletico Antonio Rea, anche lui ex giocatore della Seniores, e il secondo Enrico Santini, o meglio “Righetto”, pilone destro della Serie B, proveniente dal Rugby Pesaro e con noi da due anni. Quest’anno gli abbiamo chiesto di darci una mano anche con la Under 18 e lui, con grande entusiasmo e da quella ottima persona che è, ha accettato e rappresenta per i ragazzi un vero esempio di come si sta in campo».

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Per ragazzi spesso e volentieri partiti dal mini rugby e passati per tutta la trafila delle squadre giovanili, c’è da compiere l’ultimo importante passo verso il mondo dei grandi. Quale il messaggio per loro? «Oltre a metterci la solita passione che ci mettono sempre e da sempre nel gioco, prestare il massimo dell’attenzione agli allenamenti. Perché è lì che dopo ogni partita ci si ritrova sia per confermare quanto di buono è stato fatto sia per correggere gli errori. Partecipare con responsabilità, disciplina, dedizione rappresenta l’elemento fondamentale per andare avanti. In loro crediamo molto».

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