Rugby Jesi '70, Edoardo Brugiaferri: «Speriamo che a gennaio si riparta davvero»

Anche in casa Jesi c’è da fare i conti con il rinvio del torneo e con le difficoltà d’allenamento legati alla pandemia e alle restrizioni anti-Covid

JESI -  «Certo è difficile mantenere stimoli e entusiasmo in questa situazione. Ci proviamo». Così Edoardo Bruciaferri, pilone - «prima destro, poi sinistro, ora gioco in entrambe le posizioni ma prevalentemente a sinistra» - del Rugby Jesi ’70.

Anche in casa Jesi c’è da fare i conti con il rinvio del torneo e con le difficoltà d’allenamento legati alla pandemia e alle restrizioni anti-Covid. «Quando abbiamo ripreso in estate era più facile - spiega Bruciaferri – non c’erano le limitazioni attuali e il clima era più sereno. Si poteva fare tutto ciò che uno sport come il nostro richiede: contatti, mischia, touche. Con l’introduzione delle nuove misure, tutto si è fatto più complicato e l’allenamento si è trasformato in quello di una disciplina individuale, concentrato quasi soltanto sulla parte atletica. Si è persa buona parte di quelle che sono le cose importanti per il rugby».

La squadra prova a tenere duro. «Siamo un bel gruppo, coeso e unito. I numeri degli allenamenti, anche se sono calati rispetto alle 35 presenze dell’estate, restano buoni, per quanto non manchino preoccupazioni e disagi, specie dopo che l’inizio del campionato è stato posticipato. Speriamo che col nuovo anno si possa partire davvero». E dire che i presupposti con i quali si era partiti erano buoni. «C’era e c’è entusiasmo, con un nuovo allenatore che ha portato altri metodi e un altro stile di gioco e per la programmazione e le risorse che ci ha messo a disposizione la società. Le basi per sperare in bei risultati c’erano tutte». Resta, forte, il legame con la palla ovale. «Ho iniziato a giocare a 15 anni, qui a Jesi, tramite un mio zio che mi ha fatto conoscere questo sport. Ero già un ragazzo robusto, volevo fare attività sportiva e c’è stata l’opportunità di cominciare così. Ho giocato a Jesi fino alla Under 18, poi quando mi sono trasferito per gli studi a Camerino ho proseguito lì. Da qualche anno sono tornato in questa società che nel frattempo è cresciuta molto, ha costruito un impianto importante, portato nuovi allenatori, ha fatto un grande lavoro. Speriamo ci sia la possibilità di metterlo presto a frutto».

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