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Sabato, 22 Giugno 2024
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CAOS ANCONA | Rubini sul futuro della società: «Impedire che tutto si trasformi nella fine del calcio in città»

Il consigliere comunale, grande tifoso dell'Ancona, ha commentato il crac della società biancorossa: «Che il calcio è pieno di delinquenti e improvvisati è cosa nota»

ANCONA - L'Ancona non si iscriverà al prossimo campionato di Lega Pro. Il crac della società biancorossa ha scosso una piazza che mai si sarebbe aspettato un epilogo del genere. Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere comunale Francesco Rubini. L'ex candidato sindaco per Altra Idea di Città e grande tifoso dorico ha criticato i dibattiti social, definendoli dannosi per una città già in difficoltà: «I processi sui social, guidati dall’esercito dei vari ‘io ve l’avevo detto’, non servono a niente se non ad inquinare ancora di più una città già sfiancata". Sottolinea come tali discussioni siano spesso alimentate da persone in cerca di conforto nel mondo virtuale, piuttosto che da un reale desiderio di risolvere i problemi. Quelli del ‘io ho chiuso, mai più’ farebbero bene a respirare profondamente e bere molta camomilla che dei loro piagnistei non ce famo niente". Con queste parole, Rubini evidenzia l’inutilità delle lamentele e invita invece a mantenere la calma e la determinazione".

Il consigliere comunale ha chiarito l'attuale situazione della società, affermando che non si tratta di fallimento ma soltanto di una mancata iscrizione alla Lega Pro: «Non siamo falliti, ma non ci siamo iscritti in Lega Pro. Ancona può essere iscritta a una categoria inferiore. Occorre sostenere ogni sforzo affinché l’Ancona, questa Ancona (senza fusioni e altri stratagemmi strani), una volta nelle mani del Sindaco posso trovare una nuova proprietà, seria e solida, ed iscriversi alla serie D". Rubini conclude con un messaggio di amore incondizionato per la squadra: "L‘Ancona si ama, non si discute", e un incitamento a non arrendersi mai: "Nessuno è morto finché ha la forza di combattere». Infine non sono mancate le critiche alla dirigenza: «l calcio è pieno de delinquenti, arruffoni e improvvisati è cosa nota; tifare significa accettare il rischio, contestare, incassare le delusioni, ma non abbandonare mai i colori che si amano».

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