Tamberi fa record anche in quarantena: «Sogno le Olimpiadi, mai stato così bene»

Il campione Gianmarco Tamberi in una lunga intervista, nella quale parla della sua vita in quarantena, di come è cambiato il suo approccio all'allenamento, dei suoi sogni olimpionici e della convivenza con la fidanzata Chiara

Gianmarco Tamberi a Glasgow - credit Colombo:Fidal

La quarantena ferma tutti, ma non Gianmarco Tamberi, il campione anconetano di salto in alto che, grazie a un campo da tennis casalingo diventato il suo campo di atletica e la forza dell'amore della sua Chiara, ha sempre morso l'idea di fare bene alle prossime Olimpiadi di Tokyo, appuntamento rinviato all'anno prossimo per il Coronavirus. Non ha potuto fare tutto, ma da martedì, lo ha detto il Premier Conte, sarà semaforo verde per gli sport individuali.

E allora, Gimbo, sei pronto a tornare al campo di atletica? «Sì, sono pronto a riprendere a pieno gli allenamenti perché ho sempre avuto la fortuna di potermi allenare in uno spazio aperto di casa e per questo non mi sono mai fermato. Da martedì tornerò al campo e in qualche modo sarà come tornare ad una specie di normalità, che comunque manca, anche perché al momento non c’è un calendario di gare fissate. Mi alleno per qualcosa, ma non so cosa perché è tutto fermo, come in tutti gli ambiti sportivi del resto».

A breve si sarebbe dovuta tenere l’Olimpiade. Come ti sentivi? Come ti senti? «In realtà fin troppo bene perché da tempo stavo pensando alle Olimpiadi. Mi sento in una forma molto buona sia tecnica che fisica perché mi sono sempre allenato. Adesso continuerò la preparazione al campo, facendo valutazioni, test e affrontando prove come fossero delle gare. Andrò in campo da solo facendo sessioni come se fossero gare, serve per ritrovare quel minimo di agonismo che è fondamentale per un atleta che ha la fortuna di fare questo di lavoro. Cerchiamo di adattarci a questa situazione». 

Quanto pesa la rinuncia a Tokyo 2020? «Pesa da morire, questo non significa che sia stata la scelta sbagliata, ma per me le Olimpiadi sono un sogno enorme e rinunciare oggi significa aver perso tanto lavoro fatto fino ad oggi, aver fatto sacrifici per nulla. Rivedere il passato e vedere tutto quello che è stato fatto, fa male perché ti rendi conto che le scelte fatte sono state spesso anche egoistiche nei confronti della famiglia o degli amici, come ad esempio non poter andare alla festa di laurea dell’amico perché magari il giorno dopo hai un allenamento importante. Sono esempi, ma di tutto quello che è stato fatto, per quest’anno non ne vedrò i frutti e questa è la cosa che più mi dispiace».

Hai perso anche un po’ di motivazione vedendo sfumare l’obiettivo? «No, ci sono atleti che hanno detto di non sapere se possono ritrovare le motivazioni, non è il mio caso. Sono motivatissimo nel riprovarci. Avevamo preparato tutto, studiato i minimi dettagli, con investimenti fisici, mentali e anche economici importanti, però ci sono situazioni peggiori in altri ambiti, di altre aziende che stanno soffrendo molto di più. Alla fine per me sarà sicuramente un posticipo, ma altri potrebbero non vedere mai più quello per cui avevano duramente lavorato». 

Per te potrebbe essere addirittura un vantaggio avere un anno in più per prepararti? «Non lo trovo né un vantaggio, né uno svantaggio. Per la mia condizione personale, ritengo di aver fatto una preparazione atletica ottimale quest’anno, da ottobre ad oggi, senza alcun intoppo né fisico né tecnico, per cui penso che meglio di così non si potesse fare. Anche per questo mi dispiace perché sembrava che la fortuna quest’anno fosse dalla mia, cosa che non era successa negli ultimi anni».

Fai riferimento agli infortuni passati, pensi dunque di aver raggiunto la forma atletica che avevi prima di farti male? La stessa condizione dei tuoi più grandi risultati? «E’ difficile da dire perché non sono riuscito a mettere in gara effettivamente quello per cui avevamo lavorato. Sicuramente non succedeva da anni che riuscissi a fare 8 mesi di continuità senza alcun problema fisico, se solo penso alla stagione passata del 2019, negli ultimi 4 mesi credo di aver fatto il doppio degli allenamenti degli ultimi 2 anni. Le cose stavano andando a meraviglia, nelle gare non lo posso dire perché è vero che d’inverno ho fatto 3 gare, ma in realtà la stagione invernale non l’ho mai preparata. Cioè sono sceso in pedana, interrompendo gli allenamenti, ma solo perché lavorare per troppi mesi rischia di diventare ossessivo. Ho fatto un piccolo stop, ma non ho mai scaricato veramente per fare le indoor. E comunque dopo 5 giorni di gara, saltare 2,31, che è molto vicino al mio miglior risultato post infortunio, in una condizione fisica così lontana dalle ottimali, significa molto, significa essere capaci di saltare molto di più».

Magari puntando al tuo record? «Se significava potersi avvicinare a 2,39 non lo so, ma sicuramente valevo più di 2,35».

Ma in casa come ti sei allenato durante la quarantena e cosa farai da martedì? «Per ora sto facendo quasi tutto, a parte corse più lunghe di 20 metri. Io sono abituato a fare sessioni di velocità ripetute su 60 metri. A casa ho un campo da tennis in cui abbiamo portato tutte le attrezzature sportive, compreso il tappetone per il salto, quindi riesco a fare tutto tranne le sessioni di velocità vera e propria. Riesco a saltare con pochi passi, ma va bene perché nel periodo lontano dalle gare non salto mai con tutta la rincorsa , quindi riesco a svolgere anche la parte tecnica. Tra l’altro, a conferma della mia forma fisica, due settimane fa ho stabilito il mio record nel salto a sforbiciata, che è una tecnica diversa rispetto al fosbury, ma è comunque una risposta  di condizione fisico-tecnica ottimale perché un record personale di tutti i tempi».

E quanto hai fatto? «Due metri, considerando che il mio personale era 1,96».

Insomma questa quarantena non mi pare ti abbia bloccato, anzi sembra farti bene. «Leggermente, ma di sicuro siamo stati previdenti perché, nel momento in cui tutto si stava fermando, abbiamo capito che cosa stava succedendo e ci siamo organizzati per portare tutto il necessario a casa. Per questo devo anche ringraziare l’assessore comunale allo sport Andrea Guidotti che ci ha aiutato, consentendoci di fatto di trasferire il campo sportivo a casa. Poi da lunedì si torna al campo».

Tornando all’obiettivo Olimpiadi, hai detto che vederle più lontane oggi è un dispiacere per i sacrifici fatti: la motivazione non manca, ma a livello mentale quanto pesa l’incertezza del futuro e la mancanza di una serie di appuntamenti agonistici su cui focalizzare la tua concentrazione? «Cambia tutto, completamente. Per uno sportivo non avere un obiettivo chiaro è qualcosa che alla lunga distrugge. Ok, i miei sono allenamenti ad alta intensità e super specifici, ma andare al campo ad allenarmi senza la motivazione della gara è quasi come fare fitness. Io sono un agonista nato e ancora riesco a sopportarlo».

Come mantieni alta la concentrazione sull’obiettivo? «Sicuramente mi aiuta la consapevolezza che il lavoro tecnico è fondamentale, a differenza di quello fisico, nel senso che la condizione fisica non sarà qualcosa in più l’anno prossimo perché quello che fai oggi tanto non lo ritrovi, mentre la tecnica attuale, se fatta in un certo modo, me la ritroverò anche l'anno prossimo al momento giusto. Un altro modo, che ho escogitato insieme a papà, è organizzare un calendario fittizio di gare, che non avverranno in realtà, ma che noi affronteremo come se lo fossero, scaricando dagli allenamenti e andando al campo come se quel giorno ci fosse davvero una gara ufficiale. Ti prendi in giro da solo, ma quando un giornale scrive che domani Tamberi ha una gara, per me quella gara c’è».

Chi è l’avversario da battere a Tokyo? «Sicuramente Barshim, che è un avversario ma è anche un mio amico, siamo molto legati e ci sentiamo spesso in questo periodo. Lui è il più temibile degli ultimi anni perché, a mio parere, è il saltatore in alto più forte di tutti i tempi. L’anno scorso a Doha ha vinto i Mondiali, dimostrando di essere il numero 1. Staremo a vedere perché un conto è gareggiare in casa e un conto è il Giappone. Per me 6 atleti possono contendersi 3 medaglie».

Non sarà facile anche per te, dunque. «Assolutamente no. Non era scontato nel 2016 quando ero primo al mondo, figurati adesso».

Come procede il tuo piano alimentare? «Malissimo e benissimo perché ho allentato la corda, dopo un periodo in cui la tenevo tirata al massimo. Ero in pieno regime per le Olimpiadi e puoi immaginare quanto sia dura nel mio sport: il salto in alto è combattere la gravità, più sei leggero e più è facile andare su, quindi la dieta è una delle cose più difficili da sopportare. Nell’ultimo mese mi sono lasciato andare, ma è giusto così con tutto l’appoggio del mio team e di mio padre che è anche il mio allenatore. Mangio tutto quello che mi va, so che sono un atleta per cui non è che posso rinunciare alle proteine, ma se mi va mangio la pizza, la carbonara, magari il pasto successivo mangio più proteine e meno carboidrati. Comunque cerco sempre di bilanciare proteine, carboidrati e grassi. Io sono abbastanza esperto perché, dopo brutte esperienze con un nutrizionista, ho studiato maniacalmente la materia e sono il nutrizionista di me stesso, poi mi confronto con un team di specialisti, faccio test continui, ma con la loro approvazione, la mia dieta me la faccio da me». 

Ti alleni a casa, sei in isolamento come tutti, ma lo sei con Chiara, la tua fidanzata di sempre. Come va questa convivenza? «Devo dire benissimo, stiamo insieme da 10 anni. Abbiamo iniziato a convivere a gennaio e dopo poco è esplosa la pandemia».

Ma tu cosa pensi del rinvio delle Olimpiadi? E’ stata una decisione giusta? «Vista la situazione, con il senno di poi direi che fosse inevitabile. Purtroppo per un evento così grande non si poteva temporeggiare».

Tu sei anche un amante del basket e il campionato di pallacanestro ha chiuso. Del calcio si sta ancora discutendo, invece: secondo te cosa si dovrebbe fare con il campionato? «Se vorranno proseguirlo più avanti, quando ci saranno nuovi termini per una maggiore sicurezza, va bene. Se l’intento è accelerare rispetto a quello che fa il resto del mondo, non lo trovo corretto perché, al di fuori dello sport, ci sono situazioni in cui si soffre molto di più. Poi in uno sport di squadra è indubbio che il rischio contagio sia più alto, quindi una riapertura graduale ci sta e se ancora non riaprono le attività in cui il contatto è minimo, non puoi pensare che lo faccia il calcio».   

Abbiamo visto tutti un video ironico su Instagram in cui ti inginocchi davanti alla tua Chiara, fingendole di chiederle la mano, per poi allacciarti le scarpe. A breve ti inginocchierai davvero per la proposta di nozze? «In questo momento no, facciamo un passo alla volta: è un momento fondamentale della nostra vita, ma adesso stiamo facendo un cammino in cui viviamo altre cose importanti, non vorremmo far passare il matrimonio in secondo piano o metterlo davanti a tutto, sminuendo il resto, non ha senso. Ci godiamo il momento».

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