La Curva Nord dice no, Mondini lascia: l'Ancona non c'è più

Gli ultras in una nota bocciano il progetto dell'avvocato che sperava ripartire dalla Prima Categoria con una nuova società. Il falconarese: «Amareggiato e preoccupato»

Foto storica della curva

Prima una telefonata. Poi un comunicato. È iniziato così l'ultimo giorno dell'Ancona. Destino che sembrava essere stato scritto già da tempo ma al quale Lorenzo Mondini, avvocato falconarese, non voleva piegarsi. Ora il suo tentativo, pur disperato, si è concluso. Stoppato dalla presa di posizione della Curva Nord. Gli ultras in mattinata hanno chiamato l'avvocato per annunciargli quanto, poco dopo, tutti hanno avuto modo di leggere. La Curva Nord, pur apprezzando il tentativo, ha detto no. «La nostra scelta – si legge nella nota - non è stata sicuramente dettata dalla categoria ma dal fatto che secondo noi mancano sin da subito le basi per un progetto duraturo e che preferiamo rimanere fermi piuttosto che partire per il solo scopo di partire, nella speranza di poter tornare un giorno sui quei gradoni a sostenere i nostri colori». Gli ultras hanno fatto anche sapere che non hanno imposto a Mondini (foto a sinistra) "alcun tipo di decisione". Imposto, magari, no. Influenzato, sì. E anche pesantemente. Tanto che l'avvocato ha lorenzo mondini-2immediatamente deciso di tirare i remi in barca. «Non ha senso secondo me fare una squadra senza la sua Curva – ha detto – ho rispetto dei tifosi e li ringrazio per aver anticipato con il loro comunicato l'assemblea pubblica che avevo in mente di fare perché mi ha evitato altro lavoro che in questi giorni stavo portando avanti per allestire la squadra. Rispetto la decisione ma non sono d'accordo perché il mio progetto era brillante e avrebbe portato stabilità. Adesso e salendo di categoria. Invece ha subito una chiusura senza essere stato spiegato. Non c'è stato confronto».

Una fine ingloriosa dopo 112 anni di storia. Retrocessa sul campo a fronte di un girone di ritorno a dir poco vergognoso, sommersa dai debiti di una gestione per nulla oculata quanto torbida, era arrivata la mancata iscrizione alla serie D da parte di Miani. Poi il tentativo del duo di imprenditori composto da Sergio Schiavoni e Stefano Marconi. In parallelo, quello dell'avvocato Mondini. Tutto perduto. Prima il mancato dialogo tra le due cordate. Poi la resa dei due imprenditori. Fino all'oggi.  «Spero – aggiunge Mondini – si riesca ad aprire una riflessione in città sul perché siamo rimasti senza calcio. Per me rinunciare allo stadio dopo 36 anni è un incubo. Da tifoso sono molto preoccupato perché stare fermi un anno potrebbe significare ripartire dalla Terza Categoria. Non la vedo una grande prospettiva. Vorrà dire che la domenica ci vedremo tutti al PalaBadiali per tifare il "mio" Città di Falconara nella serie A di calcio a 5 femminile (Mondini è general manager del team, ndr)». Si potevano unire gli sforzi? Si poteva fare qualcosa prima per salvare il calcio ad Ancona? C'è a disposizione, ora, un lungo anno sabbatico per meditare le risposte. «Credo – conclude Mondini – che questa stanchezza delle varie componenti abbia radici profonde. Dal fallimento di Pieroni, direi. Il Comune? Il lodo Petrucci non esite più e quindi un sindaco può solo dare una spinta mediatica o lavorare per rendere fruibili le strutture sportive. Null'altro. Nel nostro caso un intervento del sindaco avrebbe potuto fare da collante tra imprenditori e tifosi. Invece eravamo tutti divisi. Sono convinto che se la Mancinelli avesse spinto io e Schiavoni ci saremmo incontrati e messi d'accordo. Così non è stato. Insomma, non c'erano i presupposti e questo, nonostante abbia ricevuto attestati da tante persone, mi amareggia nel profondo».

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