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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Calcio

L'INTERVISTA | Federico Melchiorri, il "Cigno" racconta la sua Ancona: «Come una famiglia»

L'attaccante maceratese, a quota quattro centri in tre gare, descrive le prime impressioni dopo il suo arrivo. «Società ambiziosa, un bellissimo gruppo, il calore dei tifosi: c'è tutto per fare bene»

Volendo dare i numeri, in dieci giorni quattro centri per sette punti messi in cassaforte dall’Ancona. Tanta roba per chi, d’altronde, i numeri li ha. E li ha anche fatti sul rettangolo di gioco, considerato che la sua girata al volo nel 2-1 di Montevarchi ha la già nomination come una delle reti più belle dell’intera LegaPro. Difficile ricordare un attaccante che, al “pronti-via”, abbia avuto la medesima capacità impattante di Federico Melchiorri, alias il “Cigno di Treia”, arrivato dalla vicina Perugia per le fortuna di un’Ancona lanciatissima.

Perché proprio “Il Cigno”?
«Risale a quando ero più giovane, nei primi anni in cui ero in prima squadra, mi avevano dato questo soprannome perché dicevano che, nelle movenze, assomigliavo al “Cigno di Utrecht” (Marco Van Basten ndr). E io pensavo: “Eh...magari”. A dire il vero è rimasto nel dimenticatoio, per diversi anni. Poi è stato ripescato, e cigno sia».

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«Ancona è una società seria, ambiziosa, che ha intenzione di fare bene. Per un giocatore ha il suo peso sapere che chi ti cerca lo fa per portare avanti un progetto importante: ecco perché quando ho saputo dell’interessamento della società per me, ho subito messo l’Ancona in cima alla lista delle preferenze. Ed appena arrivato ho subito toccato con mano serietà, organizzazione e quell’entusiasmo che sia nel gruppo che nell’ambiente è davvero fondamentale. Poi, per quanto mi riguarda è un ritorno nelle Marche, nella mia terra, dove mancavo da tanto tempo, cosa ancora più stimolante».

Tre partite, quattro gol, di cui uno meraviglioso a Montevarchi. Difficile immaginare un inizio migliore...
«Cominciare così ti gratifica, a livello personale, ma è ancora più importante che questi gol siano stati utili alla squadra per continuare a fare punti, per proseguire in questo momento positivo. Quello di Montevarchi...sì, dai, è stato bello. Importante, perché ci ha regalato la vittoria, ma la soddisfazione per aver visto quel pallone entrare è stata tanta. Il più bello? No, ho sempre avuto difficoltà a fare una classifica, perché lo sono tutti, anche se in maniera diversa. Forse, chi lo sa, in futuro rivedendolo si dirà che è stato il più spettacolare, ma per ora guardiamo avanti, pensando che il più bello magari sarà quello che devo ancora segnare».

Quello più significativo, invece?
«Premesso che è complicato, diciamo il primo in Serie A (al 74’ di Cagliari-Sampdoria, a dieci minuti dal suo ingresso in campo al posto di Sau nella formazione sarda ndr), o quello di San Siro contro l’Inter, ma solo perché hanno avuto una risonanza maggiore, a livello mediatico. Un attaccante vive di gol, e quando la palla entra è comunque un momento speciale, a prescindere».

Quelle reti con Cagliari hanno anche un sapore speciale, perché arrivate dopo un infortunio grave. Quanto i problemi fisici nella tua carriera ti hanno forgiato, dandoti la forza di rialzarti più forte di prima?
«Qualsiasi tipo di infortunio è un ostacolo difficile da superare. C’è la parte...medica, certo, ma è la componente mentale che fa la differenza. E’ una lotta, perché ti viene la tentazione di dire basta, di mollare tutto, perché il pensiero che non tornerai quello di prima ti fa paura. Hai vicino chi ti vuole bene, ma principalmente devi trovare dentro di te le energie per superare quei momenti. Ecco perché bisogna essere forti mentalmente: e questo sì, sicuramente è di aiuto in tante altre difficoltà, diverse, che si presentano nel corso della tua carriera».

A proposito di infortuni: quello di Spagnoli è ormai alle spalle, ed i tifosi sono lì a fremere per vedervi insieme in azione...
«Sinceramente, non ho fatto troppi ragionamenti su come sarà l’attacco dei questa squadra, perché sono valutazioni che lasciamo fare al mister. La concorrenza in avanti è tanta, ma soprattutto è di grande qualità, e per una formazione che guarda in alto è un bene avere più alternative a disposizione. Io sono arrivato qua dando carta bianca al mister, per quanto e come sarò impegnato».

Ancona e l’Ancona si aspetta molto da te. Tu che cosa ti aspetti da questa Ancona?
«La cosa che mi ha principalmente colpito è la semplicità di un gruppo che sta andando forte, ma resta umile e lavora duramente, e non si risparmia. E’ molto bello, e non scontato. Questo ambiente quasi...familiare ci sarà di grande aiuto. Così come i tifosi, che sono sempre al nostro fianco, ci sostengono: perché è un insieme di cose che permette ad una squadra di ottenere risultati importanti, e sono convinto che ci sono tutti i presupposti per farli arrivare».

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