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Domenica, 16 Giugno 2024
Calcio

Caos Ancona, le verità di Roberta Nocelli: l'ultima durissima settimana vissuta dal club nelle parole dell'Ad biancorosso

L'amministratore delegato della società dorica affida i suoi pensieri ad una lunghissima lettera aperta inviata alla stampa

A prendere la parola è uno dei “bersagli” della contestazione dei tifosi. Duramente attaccata sui social, protagonista di un confronto aspro e particolarmente serrato in quel martedì che ha segnato uno spartiacque nelle vicende del club dorico, l’amministratore delegato Roberta Nocelli affida ad una lunghissima lettera aperta – recapitata alla stampa – le sue verità, il suo punto di vista nel caos scoppiato all’inizio di un’interminabile settimana nel corso della quale le sorti della società dorica sembrano davvero appese ad un filo. Lettera che riportiamo integralmente.

«In questi tre anni qui ad Ancona – si legge – ho lavorato sempre per il bene della società e con il massimo rispetto verso i soci, verso ogni singolo tesserato e dipendente e verso ogni singolo tifoso. Non mi sono mai risparmiata. Questa stagione è stata lacrime e sangue dal punto di vista sportivo, per concludersi in gioia per la salvezza conquistata sul campo. Avrei dovuto dimettermi subito dopo la partita con la Lucchese; avevo raggiunto l’obiettivo più importante ma non ero soddisfatta di tutti gli altri aspetti: rapporti interni, ruoli ma non perché pensavo di non rispettare la scadenza federale. Il Presidente è stato con noi solo in quella giornata per poi ripartire l’indomani. Ho concordato con lui il mio viaggio ad Hong Kong. Non sono andata di certo per trattare la vendita dell’Ancona, più volte smentita a me personalmente e anche attraverso i comunicati ufficiali, anzi in quella sede Tiong ha riferito di aver ricevuto offerte e di non averle prese in considerazione, credo di aver detto anche questo alla radio in un mio recente intervento.

Ad Hong Kong, alla luce degli eventi dell’intera stagione, ho presentato al Presidente e al consigliere Postacchini le mie dimissioni, mettendo Tony Tiong nella condizione di scegliere un amministratore e un direttore generale di sua fiducia. Non ho chiesto una buonuscita; ho solo chiesto a lui di individuare le persone che avrebbe ritenuto opportune; gli ho chiarito che io avrei potuto collaborare oppure andare via senza nessun problema, sottolineando che io non avevo un contratto a scadenza. Il Presidente mi ha detto di aver bisogno di me e non voleva un altro amministratore, pertanto ho fatto delle richieste precise sulla gestione finanziaria, sportiva e organizzativa. Abbiamo parlato delle somme necessarie per le scadenze, dei fornitori da pagare. Mi ha detto che la cifra necessaria era importante, di sicuro io avevo fornito a Luglio 2023, indicazioni precise sul fabbisogno finanziario e sul budget in base agli investimenti fornitemi a sua volta dal presidente e agli accordi presi in occasione dell’incontro societario che si era svolto al Lago di Como in presenza dei soci e del CDA a Maggio 2023, quindi non c’era alcuna sorpresa. In ordine di urgenza, avremmo provveduto all’emissione della fideiussione ed alle scadenze tributarie e salariali per il 4 Giugno. Ha anche aggiunto che visti i tempi strettissimi io e la segretaria avremmo dovuto lavorare duramente, cosa che peraltro facevamo ogni giorno.

Nelle settimane successive ho sollecitato più volte il pagamento delle somme per la fideiussione, che infatti, poi, è stata emessa e che ho provveduto a consegnare personalmente in Lega (addirittura in anticipo rispetto alla scadenza del termine), in aggiunta a tutta la documentazione gia depositata in Lega Pro, almeno una settimana prima, completando cosi l’iter d’iscrizione al campionato, nell’attesa che arrivassero gli ultimi fondi per far fronte ai pagamenti dovuti. Nella giornata di venerdì 1° Giugno sono arrivati altri fondi e il Presidente aveva rassicurato per altri fondi in arrivo lunedì 3 Giugno. Lunedì 3 Giugno, i fondi che dovevano arrivare da parte del Presidente non risultavano pervenuti sul conto e quindi ricominciavo a sollecitare anche attraverso una mail al consiglio di amministrazione e tenendo informati i soci.

Martedì mattina alle 3, il Presidente ribadiva a me e all’altro consigliere Postacchini circa la possibilità di un investitore e che i fondi sarebbero arrivati dall’Italia altrimenti non ci sarebbe stato il tempo utile per il trasferimento, chiedendomi l’orario di chiusura delle banche. Nell’arco della giornata si susseguivano telefonate anche con altri interlocutori di sua fiducia, fino a quel momento a me sconosciuti, per monitorare la situazione. Nella pausa pranzo, convinta nella bontà degli eventi, mi precipitavo a Matelica per lasciare in banca le distinte dei bonifici da fare in modo istantaneo, poiché dopo le 13 i bonifici disposti dal portale avrebbero preso valuta 5 Giugno. I fondi non sono mai arrivati. Le ore passavano e la disperazione si moltiplicava. Avevamo organizzato un incontro con i tecnici del settore giovanile con mister Boscaglia, ma la circostanza purtroppo ci costringeva a parlare di altro. Alle 22 venivo contattata da una persona, che a sua volta mi permetteva di interagire con un imprenditore disposto a investire nell’U.S. Ancona, ricevevo la contabile del bonifico che è anche depositata in COVISOC e speravo con tutta me stessa di poter fare un miracolo. Non ho mai detto di aver inviato i bonifici ai giocatori alle 23.59 e soprattutto non è mai arrivato un ordine dalla questura per mostrare un qualsiasi palliativo per calmare i tifosi. La mattina seguente, insieme ad altre persone, cercavamo di capire se tutto fosse andato a buon fine, ma l’operazione non era riuscita. Questi sono i fatti e la conseguenza è che l’Ancona non parteciperà al prossimo campionato di Serie C».

«Non me la sono sentita di lasciare tutto – prosegue - di abbandonare le persone in un momento così delicato. Qualcuno, con il senno del poi e senza vivere il momento, conoscere le persone e le dinamiche interne, dice che avrei dovuto, almeno una settimana prima della scadenza, dare la dimissioni e parlare del fatto che mancavano i fondi per stipendi e F24, ma in quel momento stavo facendo la fideiussione e i fondi stavano arrivando. I pensieri sono stati tanti. Se sono rimasta è anzitutto perchè ero convinta che i fondi sarebbero arrivati (per tutti i motivi che ho spiegato prima); inoltre, temevo che con le mie dimissioni e dichiarazioni successive avrei messo in difficoltà una persona che ha già investito in questa società circa 7 milioni di euro, con il pericolo che poi non volesse più nemmeno versare la somma necessaria per la fideiussione; ma, se mi fossi comportata così, a quel punto sarebbe servita una cifra improponibile per qualsiasi persona, compreso l’altro socio che già aveva dato la sua disponibilità. Le persone serie non mettono soldi in una società senza conoscere la situazione patrimoniale e questo aspetto prevede tempi importanti, ora ne ho le prove oltretutto.

La mia posizione

Non è stata tradita solo la mia fiducia è stata tradita una città. Mi è sempre stato detto che il ritardo nell’arrivo dei fondi era dovuto ad una momentanea e passeggera difficoltà nel trasferimento dall’estero delle somme necessarie; e non avevo motivo di dubitare. Non era la prima volta ma tutto sempre è stato messo in ordine anche con l’aiuto del socio di minoranza che in parte ha ricevuto indietro i fondi messi a disposizione. Tiong ha ribadito più e più volte che avrebbe ottemperato agli impegni presi, acquistato il terreno, scelto il direttore sportivo, condiviso il budget con l’altro socio per il prossimo anno e stabilito che alcuni giocatori erano intoccabili. Dato il profilo del socio di maggioranza ed il suo quotidiano interesse nelle vicende calcistiche della società e ad ogni iniziativa che stavamo organizzando (addirittura il camp estivo per i giovani, per non parlare del suo interesse nella pianificazione sotto ogni punto di vista della prossima stagione della prima squadra), non avrei mai potuto immaginare questo epilogo. Ho voluto rispettare questa società perché ho sempre avuto fiducia. Ho parlato alla radio il mese scorso dei costi del personale e dei debiti verso i fornitori che ad oggi sono aggiornati al mese di giugno compreso, non avevo parlato dei crediti perché di solito non interessa a nessuno e non c’era motivo, ma ci sono. Ogni volta che ho parlato delle cose che progettavo con il Presidente o con i ragazzi del settore giovanile, erano tutte reali, dalla terza maglia (bellissima) ai camp estivi e tutto il resto. La settimana scorsa, Tiong aveva confermato al Sindaco il suo imminente arrivo in Italia; niente – ribadisco – lasciava presagire quello che poi è accaduto.

Insieme a Tiong abbiamo parlato in video call con due direttori sportivi e si è riflettuto sul profilo che sarebbe servito all’Ancona. Mercoledì della scorsa settimana, durante una riunione informale del CDA, chiesta da me per fare il punto sulla situazione finanziaria, a mia domanda precisa: “Boscaglia domani viene ad Ancona; è tutto a posto? Può salire?” – Tiong mi ha risposto: “Perché non dovrebbe?”. Questo è stato un ulteriore segnale di tranquillità. Posso aver sbagliato tanto, posso subire ogni tipo di umiliazione, ma non ho tradito nessuno. Rientro in quella fascia di persone che si sente abbandonata, piuttosto, da chi doveva finanziare la società; se sono rimasta, per certo non l’ho fatto per tutelare il mio stipendio (tutt’altro che cospicuo). Non ho mai pensato di salvare l’Ancona da sola, restando nel mio ruolo ho coinvolto le persone che potevano e dovevano essere coinvolte. Sono rimasta per fare tutto quello che potevo fino all’ultimo e ho preferito restare, lottare e provarle tutte. Durante la stagione ho tenuto sempre aggiornato il consiglio di amministrazione sulle necessità finanziare, sulla situazione interna cercando sempre di sollecitare risposte e decisioni. Ho letto la lettera del piccolo Niccolò, ha ragione: gli abbiamo rubato il suo sogno. Mi scuso con lui e con tutto il mondo dell’Ancona, mi scuso anche a nome di chi, in realtà, non ha capito cosa ha buttato via. Ho, in ogni modo, spiegato a tutto il CDA e ai soci, l’importanza assoluta di questa deadline, questa era la scadenza vera. Sto cercando di capire come rimborsare le quote, io non ho mai rubato nulla e nemmeno truffato le persone.

Oggi è facile dare giudizi e questo è il mondo del calcio: ti dà tanto e poi ti toglie tutto in un attimo. Tutti mi hanno chiesto di restare al mio posto: Tiong nell’incontro ad Hong Kong, Canil e anche il Sindaco Silvetti, per agevolare qualsiasi operazione affinché questa società si salvi. Scommetto che, se dovessi rimanere come l’unico interlocutore e l’operazione non si dovesse concludere, sarà colpa mia. Se dovesse andare a buon fine, sarà merito degli altri. Ma tutti pensano che, se mi dimetto, sono una vigliacca. Non ho mancato di rispetto a nessuno, forse solo a me stessa. Sono circolate voci circa un incontro con il Sindaco dove mi avrebbe proposto l’entrata in società di altri imprenditori e io non l’avrei accettata, non c’è nulla di più falso. Non abbiamo mai parlato di questo argomento ma solo per stabilire la data del rogito notarile del centro sportivo. Altre voci dicono che io sia complice di qualcuno al fine di non iscrivere l’Ancona per favorire chissà cosa, questo è ancora peggio, se questo si rivelasse vero di certo non per mano mia. Ad oggi ci sono ancora io che sto lavorando con Lega Pro e con il commercialista per far in modo che se ci siano persone interessate a questa società non si perda l’occasione di salvare il salvabile.

In queste ultime ore, ho parlato con Vincenzo Guerini, chiarendogli che – contrariamente ad alcune voci circolate – era stato un nostro graditissimo ospite al ritiro di Cascia nell’estate del 2022 e nessuno di noi aveva subito il peso della sua presenza, anzi era stato un onore. Il mio pensiero è rivolto a tutti, nessuno escluso. Ad ogni componente di questa società che ha dato oltre il 100%, a tutti i bambini, ai tifosi, alla città di Ancona. Una riflessione la faccio anche per quelle persone che stanno distruggendo la mia immagine in ogni modo, comprendo la loro rabbia perché ne ho tanta anche io, ma nel mio ruolo più di quello che ho fatto, oltre il possibile, non avrei potuto. Questo mio comunicato non restituisce la serie C all’Ancona e nemmeno è una difesa personale. Sto passando l’inferno, come tutti. Ho perso il mio sogno, il nostro sogno quello per cui ho trascurato i miei figli. Perché per me non era solo un lavoro, era la mia famiglia, la mia casa».

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