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Ancona, è il "Donadel-Day": le prime parole del nuovo tecnico della squadra dorica

L'allenatore veneto ha diretto il primo allenamento della formazione biancorossa. «Punteremo soprattutto sull'aspetto emotivo e mentale: dovremo tenerci strette le nostre certezze, fare gruppo e lasciare da parte le incertezze»

Pochi giorni per perfezionare la trattativa che lo ha portato in riva all’Adriatico, e pochi per preparare la prima delle due partite che separano i biancorossi dalla conclusione della regular season. E’ un Marco Donadel che va di corsa, quello arrivato in Ancona a sostituire Gianluca Colavitto: giovane, motivato e con le idee chiare su quello che sarà il percorso da intraprendere in questa avventura dorica. Con la consapevolezza che il cammino in questa stagione potrebbe concludersi a breve, unita però alla voglia di prolungare il più possibile la permanenza del gruppo negli spareggi che mettono in palio la promozione nella serie cadetta.

«Ho ricevuto un’accoglienza calorosa – dice l’allenatore veneto – e quando si fanno le cose di fretta si rischia sempre di lasciare qualche particolare da parte. Invece qui mi sono sentito subito come in una famiglia, sono un ragazzo molto empatico, e vedo da tanti piccoli gesti importanti, le prime sensazioni sono molto positive. Chiuderei con il passato e con quello che è stato dicendo una cosa: sono qua perché il periodo è negativo, ma se l’Ancona è sicura di giocare i playoff e mi sta dando una grandissima possibilità, è merito del direttore, giocatori e di Colavitto. Se hanno fatto sette punti in dieci partite e sono settimi vuol dire che prima hanno fatto i miracoli. Ci si aspetta più dei giocatori, rispetto a quanto fatto nelle ultime dieci partite. Le spiegazioni e le pozioni magiche non esistono – prosegue Donadel – pertanto quello che posso fare è vedere le qualità che avevano e che li hanno portati a essere così competitivi, riunirci intorno alle certezze, fare gruppo e tralasciare quelle che sono state le incertezze».

E’ la voglia di mettersi in gioco, di affrontare un banco di prova estremamente stimolante che ha portato l’ex centrocampista della Fiorentina a prendere la palla al balzo ed assumere la guida tecnica dei dorici. «Ho accettato perché è una sfida – conferma – e chiunque inizia a fare uno sport professionistico a sedici anni vive di adrenalina, di emozioni e di competizione, sempre alla ricerca della sfida che è quella che mi ha sempre accompagnato, e questo rischio nelle scelte è legato alle decisione da prendere in qualità di allenatore. Ho delle idee e qualche vantaggio nel tenermele per me, certo che la squadra, che ho visto giocare diverse volte quest’anno, ha anche qualche problema tattico ma penso che si possa raggiungere il risultato puntando soprattutto sull’aspetto emotivo e mentale. Cosa dico ai tifosi? E’ un grandissimo vantaggio per questa società, la squadra deve vivere questo calore come una spinta. Chiedo alla tifoseria di far sentire il più possibile il suo calore: abbiamo due partite più i playoff e avere più tifosi allo stadio per noi è più che fondamentale. Abbiamo visto come lo scorso anno chi ha vinto i playoff ha avuto grande spinta del pubblico: lo stesso dovrà essere per l’Ancona».

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