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Martedì, 25 Giugno 2024
Calcio

Ancona, chi sale e chi scende dopo due mesi di campionato

Primo bilancio dopo dodici partite tra campionato e coppa, nel borsino che contempla le pedine dello scacchiere biancorosso in salita ed in discesa

Dodici partite tra campionato e Coppa Italia, segnali di crescita in campo e nel rendiconto fornito da una classifica che ancora non è pienamente soddisfacente. Alla vigilia di due delicatissimi impegni proposti dal calendario, il borsino dei giocatori biancorossi analizzando il cammino sin qui intrapreso dalla squadra che ha cominciato con mister Donadel per poi finire nelle mani di Gianluca Colavitto.

I più

Paolucci – La partita da incorniciare è stata quella con l’Arezzo, dove si è dimostrato l’uomo in più. Ma in linea generale è a tutti gli effetti la colonna sulla quale poggia la zona nevralgica biancorossa. Centrocampista di lotta e di governo, utile nel fare legna, finalizzare (ha già due reti all’attivo, in proiezione può superare il personal best di cinque centri risalente alla stagione 2018/2019 vissuta a Monopoli) ma anche supportare il reparto offensivi dispensando assist. Inamovibile tanto con Donadel quanto con Colavitto, i quali lo hanno sempre fatto partire dal primo minuto. In fortissima ascesa.

Pellizzari – “Ma…Pellizzari?” E’ stata la domanda ricorrente, nel primo mese e mezzo di campionato, quando erano in molti a chiedersi per quanto a lungo la difesa dorica avrebbe dovuto rinunciare al suo apporto. Quesito lecito, accompagnato dall’impazienza nel rivederlo pronto a puntellare un pacchetto arretrato più volte balbettante. Ed a domanda, risposta: supera la fascite plantare che lo ha limitato fino a metà ottobre, rientra da titolare e lo fa inanellando tre prestazioni praticamente immuni da sbavature contro Rimini, Arezzo e Fermana, a suo agio nel fare a sportellate in area e conferire sicurezza al reparto. Ben ritrovato.

Spagnoli – Alberto è pronto a riprendersi quello che la sfiga lo scorso anno gli ha tolto sotto forma di infortunio, in termini di gol e concretezza nell’apporto a tutto il reparto d’assalto dorico. Ha già timbrato quattro volte il cartellino, ha mandato a bersaglio Paolucci, Peli e Basso riciclandosi in rifinitore. Basterebbero solo questo a sancirne l’imprescindibilità. Goleador, leader, certezza. E’ il signor Wolf di questa Ancona: palla in avanti, e lui risolve i problemi.

I meno

Dutu – Era nel mirino della società già lo scorso anno, è arrivato in estate con le referenze – ottime – firmate in calce dal settore giovanile della Fiorentina, dove si è rivelato un pilastro della pluridecorata squadra Primavera. Ma è stato l’elemento della retroguardia che ha sofferto di più: alcuni errori puniti dagli avversari (il pallone perso da cui è scaturito l’1-2 della Juventus, l’amnesia che ha generato un gol della Vis nel 3-3 del “Del Conero”), sommati ad una strana timidezza che poco ha a che fare con le qualità del leader difensivo che lo avevano contraddistinto in viola. E’ uno di quelli partiti col piede sbagliato: un momentaccio, che passerà. Perché Colavitto avrà bisogno anche di lui.

Coli Saco – E’ stata la pedina presa per compensare la dolorosa partenza di Simonetti, ma sarebbe ingeneroso fare esercizio di comparazione. L’andatura è sempre compassata, l’attitudine ai contrasti ed a difendere il pallone (difficile sradicarglielo dai piedi) c’è, così come la capacità di sfruttare in progressione le sue lunghe leve ed i centimetri – tanti – nei calci piazzati. Ma non ha ancora messo in mostra le sue – buone – capacità di movimento senza palla, né le doti di passaggio che pure lo avevano contraddistinto nel suo passato nelle cantere di Milan e Napoli. Resta in rampa di lancio, in attesa del progressivo decollo. Che passerà anche attraverso una migliore tenuta a livello fisico.

Cioffi-Kristoffersen – Premessa, doverosa. Non sono in dubbio né l’estro e la qualità del primo, né l’utilità del secondo nelle circostanze in cui è stato chiamato in causa. Ma “San Alberto da Pordenone”, là davanti, ha bisogno di una mano in termini realizzativi. Di Cioffi piace – e non è in discussione – la capacità di generare gioco in fase di possesso, la capacità di saltare l’uomo e creare superiorità numerica, ma all’ex Napoli manca ancora il guizzo nei sedici metri finali che cancelli quello zero nella casella dei gol fatti, prima che tale digiuno intacchi fiducia e serenità. Discorso analogo per il gigante norvegese, che nonostante un minutaggio ben più risicato, si è sobbarcato lavoro sporco ma ha avuto anche sulla testa (con la Juventus) e sui piedi (contro l’Arezzo) i palloni buoni per sbloccarsi, però non adeguatamente sfruttati. Due risorse importanti per la squadra: il primo utilizzato in modo costante, il secondo come arma fruibile a gara in corso. L’auspicio è che lo diventino anche nel rispetto della legge che governa il calcio. Che è sempre quella del gol.

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