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Amarcord biancorosso: il 7 giugno di vent'anni fa il ritorno dell'Ancona in A

Il pareggio sul campo del Livorno certificò la promozione della formazione biancorossa nel massimo campionato, ottenuta sotto la guida di Gigi Simoni

Sette giugno 2003. A Livorno, undici anni dopo da quella giornata magica di Bologna, l’Ancona tocca nuovamente il suolo del paradiso e sbarcava nel nirvana del calcio. La Serie A con il passaporto timbrato dopo una partita a due volti. Difficile per un tempo, in discesa nella ripresa. I labronici, dopo una manciata di minuti, presero un palo con Danilevicius. Un pericoloso campanello di allarme, l’Ancona si attardava a reagire, ma in realtà stava solo indossando il vestito della festa, della gioia. E così, dopo una paratissima di Alessio Scarpi su Protti, finalmente usciva la truppa biancorossa, grazie alle indicazioni della panchina, date da un Gigi Simoni in maniche di camicia e un pezzo di cuore in gioco. Mini-balletto al rientro dagli spogliatoi: il Livorno si schierava con largo anticipo in campo poi veniva fatto riaccomodare nel tunnel. Troppo presto, troppo anticipo per la contemporaneità ordinata tassativamente dalla Lega.

L’Ancona, invece, non poteva attendere. Era pronto anche il volo diretto: tutti sulle ali di Daniele Daino che entrava in area e scaricava il destro nel sacco. Il terzino faceva cento metri di campo per guardare la curva grondante di biancorosso. A quel punto iniziava la festa nella festa, mancava solo Protti. Il bomber, al settantesimo, con un bellissimo pallonetto, pareggiava i conti. Tutti in campo, l’esplosione dietro l’angolo. Quando l’arbitro Bertini fischiava la fine erano le 22:18: la provincia nella nobiltà del calcio, la Serie A. Tifosi impazziti, erano ottomila in Toscana a cantare e piangere di gioia. Il lato più bello del calcio, un trionfo capace di mettere in moto 65 pullman, un treno, migliaia di auto. Così come al Dorico: erano in ventimila davanti al maxischermo allestito per la folla, stregata da Simoni. Già da quel 6 luglio, quando trecento supporter gremirono la sala conferenze del vecchio Hotel Jolly, Gigi entrò in punta di piedi come se stesse andando ad una normale riunione di lavoro. Pacato, sereno ma incredibilmente emozionato di fronte a tutti quei tifosi che lo avrebbero ascoltato all’infinito.

La promozione venne definita come un miracolo sportivo, ma in realtà il progetto era chiaro nella testa di Ermanno Pieroni. Da tempo. Il Presidente aveva un motto: “Step by step”, ma in poco tempo bruciò le tappe. E’ stata sua la cavalcata partita già prima dell’11 giugno 2000, giorno in cui la formazione dorica ha conquistato la promozione in B proprio a Perugia, dove Ermanno ha passato sette intense stagioni, caratterizzate da successi, alla corte di Gaucci. In poco tempo, quindi, un’altra vittoria. Un successo firmato da Pieroni, capace di costruire una creatura meravigliosa pensata e allestita per vincere il campionato di Serie B in due anni. La promozione, invece, arrivò con un anno di anticipo. Una serie di scelte azzeccate a partire dal mister, giocatori navigati supportati da una batteria di giovani pronti a mettersi in evidenza: questa la miscela esplosiva per un torneo di vertice. Architettato scrupolosamente sin dalla fine della stagione 2001-02 chiuso con una salvezza ottenuta dopo tanta sofferenza con in panchina quel Luciano Spalletti che poche settimane fa ha riportato lo scudetto a Napoli.

Sotto il Guasco, grazie al fiuto di Pieroni, arrivarono tredici giocatori: Antonini, Daino, Degano, Dicara, Ganz, Graffiedi, Lombardi, Magoni, Perovic, Robbiati, Schenardi, Tarana. Quattro giocatori giunti d’estate, partiti poi a gennaio: D’Imporzano, Scaglia, Luiso e Mussi. Otto elementi confermati che sono rimasti fino al termine: Bolic, Cerioni, De Patre, Gori, Maltagliati, Mundula, Russo e Scarpi. Cinque confermati che poi se ne andarono a gennaio: Giacobbo, Peccarisi, Kalambay, Montervino e il povero Pompei. Quattro arrivi dalla sessione invernale: Budan, Passiglia, Roccati e Sarr.

Il successo in campo è la traduzione di un lavoro che spesso passa inosservato ma esiste. Facevano parte di quel gruppo: Ferruccio Mariani (Vice allenatore), Carlo Tebi (Preparatore atletico), Fulvio Pea (Area tecnica), Massimo Persico (Preparatore dei portieri), Paolo Minciotti (Medico sociale), Pietro Tomei (Direttore generale), Bruno Bilò (accompagnatore), Roberto Felicori (Segretario), Marco Maria Brunetti (Vice Presidente), Mariolina Maggiori, Paolino Giampaoli e Luca Biondi (Ufficio stampa), Pompilio Capozzi e Marco Spinsanti (Marketing), Marzia Sollitto (Ancona Planet), i massaggiatori Salvatore Gnisci e Nicola Nigiotti, i magazzinieri Marco Osimani e Paolo Fioravanzo. Per completare il mosaico da menzionare anche: Stefano Bosi, Gianfranco Cusini, Carlo Mastri e Giovanni Rossini che facevano parte della dirigenza. Come legale del club, oltre a Brunetti, pure Ruggiero Stincardini. Tra i collaboratori l’ingegner Claudio Giordani, Giovanni Spinelli e Diego Giannattasio. Da sottolineare, nel marketing, il lavoro di Silvia Elisei e Giovanni Taparelli. Un pensiero finale anche all’autista del pullman dell’Ancona, Mario Paccioni, che si è fatto due promozioni in A al volante.

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