Giovane Ancona, Don Dino Cecconi in visita al campo sportivo dell'Aspio

Mercoledì pomeriggio nel pregara, don Dino Cecconi ha fatto visita al campo sportivo dell'Aspio a dirigenti, staff tecnico e giocatori della Giovane Ancona. Queste le sue parole

I Giovanissimi regionali della Giovane Ancona battono i parigrado della Junior Jesina 1-0 con rete di Toham Notti avvicinandosi a -4 dalla vetta. Per l’occasione, mercoledì pomeriggio nel pregara, don Dino Cecconi ha fatto visita al campo sportivo dell’Aspio a dirigenti, staff tecnico e giocatori della Giovane Ancona. Il parroco di Posatora, cappellano del porto e regista per conto della Rai delle messe della domenica mattina mandate in diretta sul primo canale, ha scambiato alcune parole con i tesserati del club dorico. “Abbiamo circa 270 ragazzi, una trentina fra dirigenti e allenatori che cercano di far crescere nel modo migliore i giovani, per noi andare al campo significa andare dagli amici” ha detto il presidente Diego Franzoni presentando la Giovane Ancona a don Dino, che non ha mancato di mandate alcuni messaggi importanti.

Il primo l’ha inviato proprio ai giovani calciatori: “Lo sport è un’occasione per far venire fuori le singole personalità in un contesto di gruppo”. E a chi vive il calcio pensando già in grande, don Dino predica pazienza e perseveranza: “Si cresce con il tempo, i giovani devono sapere che si diventa grandi con i sacrifici, che niente arriva gratuitamente, chi ci crede poi spesso lo raggiunge l’obiettivo. In questo gioco in particolare chi vince è la squadra, non il singolo. Il calcio insegna quindi il concetto di umiltà, sussidarietà, sensibilità verso gli altri”. 

Un altro messaggio importante don Dino lo lascia ai dirigenti e agli allenatori: “Essere educatori significa dare speranze, stimolare, incoraggiare e non tifare, essere anche rispettosi di chi è in difficoltà, perché i ragazzi al campo sportivo portano con sé le loro problematiche. Non bisogna soffermarsi solo sulla tecnica, ma ricordare sempre che dietro a un calciatore c’è una persona, bisogna saper voler bene ai ragazzi. Insegnare valori sani, non il risultato a tutti i costi. Ricordare che l’obiettivo è formarli, toglierli dalla strada, non farli diventare per forza grandi calciatori”.
E poi un messaggio ai genitori dei baby calciatori, che a volte scaldano gli animi in tribuna con scene poco edificanti: “L’intossicazione nello sport avviene quando un genitore trasferisce al figlio le proprie aspettative irrealizzate, richiedendo allo stesso ragazzo qualcosa di troppo. Il pretendere comporta spesso il formarsi di un clima di antagonismo, razzismo e disprezzo. Sono convinto che i genitori dei tesserati alla Giovane Ancona sanno bene come approcciarsi al calcio e come trasformare questa esperienza in occasione di crescita vera per i loro figli, evitando degenerazioni”. 

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