Martedì, 19 Ottobre 2021
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Da Ranieri al Progetto serie B, storia di un naufragio: nessuno vuole l'Ancona

Il progetto prevedeva la Serie B raggiunta in tre anni. Ora, dopo il ko contro il Teramo, la retrocessione in D è solamente una questione matematica

8 luglio 2016. All'Ancona Point la società presenta la nuova proprietà. Ci sono tutti, da Miani a Vietri e Gramillano. Poi c'è lui, l'architetto romano, Fabiano Ranieri che in punta di piedi entra nella sala, si presenta ed inizia ad imbonire stampa e tifosi con parole colme di ottimismo. Tutti ci credono, scrosciano applausi. Nessuno immagina che quello sarà l'inizio della fine. Un teatrino perfetto quello messo in scena da Ranieri. Presentazione di Brini in pompa magna, poi a seguire ecco il nuovo direttore generale Cerminara. Promesse e strette di mano fanno da cornice, con il nuovo socio che sembra si emozionato, ma impaziente di iniziare la nuova avventura: «Abbiamo tante cose da fare, noi entriamo in questa realtà non tanto per cambiare, ma per aumentare ed accrescere il potenziale».

Da quel giorno inizia però una discesa inesorabile, nonostante Miani confermi più volte la bontà dell'operazione: «L'Ancona con Ranieri è in mani sicure, non voglio illudere nessuno ma le prospettive tecniche cambieranno». I soldi non arrivano, così come gli investimenti promessi in estate. Il 16 ottobre ecco l'ennesima svolta: finisce l'era di Sosteniamolancona, con una nuova cordata che si appresta a rilevare le quote societarie. Tra questi ci sono l'imprenditore pugliese Riccardo Leone ed Ugo Mastropietro. Ranieri invece passa dal 30 al 13%. Passano 2 mesi ed il 19 dicembre viene presentato il "Progetto Ancona" all'Hotel La Fonte. Sembra lo stesso film già visto in estate ed infatti (purtroppo) lo sarà. Il progetto prevede la creazione di un'area marketing, un nuovo sito internet, la crescita del settore giovanile ed infine l'approdo in Serie B da parte della società nel giro di tre anni. Ancora promesse, con Mastropietro che parla di fusione tra società, tifosi e territorio.  Quel giorno verrà ricordato come l'ultimo segno di vita da parte della proprietà. Da li a breve verrà rivoluzionata la rosa, con cessioni e nuovi arrivi a dir poco discutibili. Ci sarà l'arresto di Fabrizio Giglio, promesso presidente della società, finito in manette per stalking. Ci sarà l'esonero di Fabio Brini dalla panchina, sostituito prima da Giovanni Pagliari e successivamente da Tiziano De Patre. Spariti nel frattempo tutti i soci, da Mastropietro a Leone, così come Ranieri e D'Angelo. Ciliegina sulla torta l'arresto di Ercole Di Nicola, consulente esterno dei soci, squalificato per 7 anni e 7 mesi per lo scandalo del calcioscommesse. A rompere definitivamente il vaso di cristallo arriva la dura contestazione dei tifosi biancorossi, sfociata nell'aggresione a David Miani, Giovanni Pagliari e ad alcuni giocatori. 

Proprio sul difficile momento della società erano intervenuti circa 15 giorni fa il sindaco Valeria Mancinelli e l'assessore allo sport Andrea Guidotti, amareggiati e sconcertati dalla situazione, che avevano ribadito come la la piazza fosse stata tradita dalla nuova proprietà, nonostante l'amministrazione avesse aperto al dialogo. Poi l'appello lanciato all'imprenditoria, con la richiesta agli eventuali investitori interessati a farsi avanti per salvare la società. Appello per ora rimasto inascoltato, visto che nessuno si sta facendo seriamente avanti per rilevare le quote dell'Ancona. Proprio ieri è arrivata la smentita ufficiale di un possibile interessamento da parte di Fausto Pigini, titolare del Calzaturificio Pigini di Recanati, accostato nelle ultime ore alla società biancorossa. Secondo il suo legale non ci sarebbe stata nessuna trattativa o manifestazione di interessa da parte dell'imprenditore a rilevare quote societarie. Una situazione sempre più drammatica quindi, con una retrocessione ormai alle porte ed un futuro avvolto nel caos . Il rigor mortis è stato il match contro il Teramo. L'Ancona è ad un passo dal baratro e nessuno ha intenzione di salvarla.

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