L'Anconitana si gode Alex Ambrosini: «Umiltà e lavoro, così andremo dritti in D»

L'attaccante 33enne subito decisivo con una doppietta in Coppa: «Ma guai a dire che la squadra dipende da me»

Alex Ambrosini abbracciato dai compagni a Castelfidardo

Una doppietta all’esordio, tanto per gradire e mettere a tacere chi diffida dalle “minestre riscaldate”. Perché sui cavalli di ritorno si può sempre dubitare, ma non se il protagonista si chiama Alex Ambrosini, un professionista esemplare abituato a non tirarsi mai indietro. «Se ho accettato di tornare ad Ancona è perché so cosa posso dare e so quanto conta per me questa maglia», conferma l’attaccante 33enne che aveva lasciato la vecchia Us Ancona 1905 nell’inverno del 2012 per salire in C a Teramo, dopo 22 gol segnati in una stagione e mezzo in biancorosso, ma quest’estate ha deciso di fare inversione a U e abbracciare il progetto della famiglia Marconi «E’ stata una scelta tutto sommato facile - confessa -. Quando andai via da qua sapevo che era un arrivederci. Uno spiraglio per tornare c’è stato l’anno scorso, ma non c’erano ancora le condizioni. Ci eravamo ripromessi di sentirci a fine stagione e adesso eccomi qui. Non ho esitato, al di là della categoria: quando l’Ancona chiama, devi rispondere sempre presente».

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Inizio col botto

Come inizio non c’è male: due gol al Castelfidardo negli ottavi di Coppa d’Eccellenza, in attesa del match di ritorno di domenica al Del Conero. «Le prime impressioni sono buone - dice Ambro -. La squadra è stata allestita con criterio, abbiamo uno staff tecnico che può fare la differenza. Vogliamo fare un campionato importante, ma si vince con il lavoro, l’umiltà e i valori del gruppo, non con i nomi o le individualità». Per questo l’attaccante non vuole parlare di obiettivi personali: «Numero di gol? Non mi interessa, conta la promozione, l’anno prossimo voglio trovarmi in D». L’avvio è stato promettente, ma adesso fari puntati sul campionato: tra 10 giorni si comincia. «Non vediamo l’ora, abbiamo fatto 40 giorni di preparazione e il primo impatto a Castelfidardo è stato positivo, anche per chi non conosceva i nostri tifosi: è stata una goduria riabbracciarli. La partita di Coppa ha raccontato di un’Anconitana che non è al 100% ma ci è stata con la testa e ha saputo soffrire. Dobbiamo migliorare alcuni momenti di gestione, il mister era stato profetico nel dirci di stare attenti ai primi minuti della ripresa. Dobbiamo imparare ad essere più lucidi e cattivi in certe situazioni, ma come determinazione e compattezza ci siamo e l’atteggiamento mi è piaciuto. Quanto a me, posso ricoprire qualsiasi ruolo in attacco, a prescindere che si giochi con due o tre punte. Ma non voglio sentir parlare di Anconitana Ambrosini-dipendente: non ho mai amato fare il protagonista, ma è chiaro che la società mi ha preso per fare gol». Chiusura su Mastronunzio: pesa raccogliere la sua eredità? «Ho un enorme rispetto per chi ha scritto la storia del calcio dorico - replica Ambrosini -, non voglio nemmeno mettermi sul livello di certi mostri sacri. Cercherò solo di fare il mio e dare il massimo per riportare l’Anconitana dove merita». 

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