Il Covid non ferma il calcio, Cellini: «Se non arriva uno stop dall'alto si parte»

Molte società sono in rivolta e hanno sospeso gli allenamenti, ma il presidente del Comitato regionale della Figc conferma il via dei campionati per il 24 ottobre

Paolo Cellini, presidente del Comitato regionale della Figc

Metà delle società di calcio dilettantistiche sono in rivolta e chiedono un rinvio dell’inizio dei campionati, ma a meno che non arriveranno indicazioni diverse dall’alto - il nuovo Dpcm del premier Conte, atteso per domani, stopperà gli sport di contatto a livello amatoriale, come il calcetto, ma non dilettantistico - si partirà lo stesso nel weekend del 24-25 ottobre.

Cellini: «Si parte»

Lo conferma Paolo Cellini, presidente del Comitato regionale della Figc. «Bisogna partire da un presupposto: i comitati non possono derogare a linee imposte dall’alto. Non possiamo agire autonomamente, dobbiamo seguire certe direttive. Il Consiglio si è riunito la settimana scorsa anche in merito alle richieste di slittamento avanzate dalle società: sono stati diramati i calendari e questo la dice chiara sulla decisione presa dal Comitato regionale. Stiamo aspettando indicazioni dal Governo: se non ci sarà uno stop, i campionati partiranno tra due settimane». D’altronde, aggiunge Cellini, «abbiamo ridotto gli organici e spostato il via a fine ottobre: dopo la sospensione dell’attività a marzo, non avevamo alternative al ripartire, nel rispetto delle norme. Poi che sviluppi ci saranno, nessuno può prevederlo. Se tutto andrà bene, per fine marzo i campionati saranno conclusi grazie al nuovo format più snello». Resta da capire cosa succederà in caso di contagi negli spogliatoi: già in Eccellenza è stata rinviata Urbania-Sangiustese per 9 giocatori in quarantena (di cui uno positivo) tra i calzaturieri. Anche il match Sangiustese-Anconitana, in programma domenica prossima, verrà rinviato («La nostra decisione sarà scontata e ovvia», dice Cellini). Tuttavia, non esiste alcuna regola che indichi in quali circostanze si può rinviare una partita: basta un giocatore in quarantena? «Non credo sia sufficiente, ma decideremo volta per volta», chiude il presidente.

Società in rivolta 

Le società, però, non ci stanno e non si escludono iniziative clamorose: c’è già chi pensa di non presentarsi al nastro di partenza. In Federazione sono state spedite lettere congiunte firmate dai dirigenti di club preoccupati, tra cui quelli dell’Ankon Dorica. «Alla luce dell’attuale ripresa, in maniera esponenziale, del diffondersi del contagio, che comporterà il prolungamento dello stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021 e che non ha risparmiato alcune società dilettantistiche delle Marche - si legge -, ma soprattutto della mancanza di regole certe da seguire nella gestione di eventuali casi positivi all’interno del gruppo squadra, è impossibile l’inizio della nuova stagione in totale sicurezza». La preoccupazione riguarda «le pesanti ricadute che potrebbero ripercuotersi sui giocatori, tecnici, dirigenti, in quanto il movimento calcistico dilettantistico si regge esclusivamente sull’apporto di atleti lavoratori: gli eventuali casi di positività al Covid determinerebbero una situazione intollerabile a causa della prevista quarantena e delle conseguenti ricadute a carico dell’attività lavorativa di tutti gli addetti e delle loro famiglie».

Le richieste

Queste le richieste avanzate dalle società, molte delle quali hanno già sospeso gli allenamenti.  

  1. L’emanazione di un protocollo, concordato con la Regione Marche, che detti delle regole certe da adottare nell’eventualità di casi positivi di tesserati e che preveda la quarantena per il solo caso positivo previo, necessariamente, il tampone per coloro che sono stati in contatto con il positivo;
  2. Il totale dei tamponi da effettuarsi prima del reintegro nel gruppo; 
  3. L’ accollo, da parte del Sistema sanitario nazionale, del costo dei tamponi; 
  4. Un ulteriore snellimento degli attuali protocolli. 

In mancanza di risposte certe, le società «saranno costrette ad interrompere l’attuale fase di preparazione in attesa di valutare la definitiva chiusura dell’attività». 

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