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Lunedì, 26 Febbraio 2024
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«Aprivo le porte del camper, c'erano Haga e Bayliss». Marco Bussolotti racconta il dietro le quinte della Superbike

Il pilota falconarese, fresco campione italiano nel Campionato Italiano Velocità Supersport 600, ha aperto il cassetto dei ricordi. Quello che lo ha visto impegnato nel circus della Superbike

Arrivi da Falconara, apri le porte del tuo camper in qualunque paddock del mondiale Superbike e vedi passare accanto ai tuoi scalini Noriyuki Haga o Troy Bayliss. Sei a Phillip Island, Imola, Assen…C’è di meglio per un ragazzo che da piccolo sognava già in grande scorrazzando con le minimoto a Posatora? Marco Bussolotti quel sogno lo ha toccato con mano. Lo ha ripercorso oggi, quando nella sua officina di Palombina ha commentato il titolo, appena conquistato, di campione italiano Supersport 600 CIV (Campionato Italiano Velocità). 

Nel circus Superbike, “Busso” c’è stato tra il 2008 e il 2014. Prima nella categoria Stock 600, poi nella Stock 1000 e infine ha partecipato al mondiale Supersport. «Praticamente è come se fossi arrivato alla Moto2 della Superbike, ma è stata una esperienza comunque unica essere su piste, ad esempio, come Phillip Island. Era la massima ambizione, visto che gareggiavo con le derivate di serie. A 18 anni un impatto fortissimo. Aprivo la porta del mio camper e accanto vedevo passare le leggende di quel periodo». Il sogno iridato si è fermato al 2014: «Da premettere che già lavoravo, avevo fortunatamente un mestiere tra le mani. Speravo logicamente di andare avanti». Cosa è successo? Che poi ci vuole la “valigia”, ma io di soldi per continuare là non ne avevo. Ricordo ancora quando mio padre mi chiese: “Marco, cosa facciamo l’anno prossimo?”, io risposi chiedendo qual era la situazione degli sponsor. “Pessima”, rispose papà. A quel punto fui io a dire che, se non c’erano opportunità concrete, preferivo dire basta e aprirmi un’attività». E da quel momento, insieme al socio Luca Chiarentin, Marco ha aperto l’officina che oggi si è ampliata. Rimpianti? «No, non ne ho- continua Marco- ho preferito tornare al campionato italiano dove ho trovato persone che mi hanno aiutato». A livello nazionale aveva già vinto la Coppa Italia e il trofeo Italia nel 2007. Con il team bergamasco Axon Seven, l’attuale, il progetto è partito nel 2020 e quest’anno il sogno di conquistare il titolo italiano è stato finalmente coronato.

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«L’anno prossimo gareggerò ancora con loro, sempre ne Civ 600 ma nella categoria “Next Generation” e punteremo a vincere anche là». E la Superbike? «Ho 32 anni, la mia carriera da pilota ormai è destinata non dico a finire, ma logicamente con un’attività alle spalle, non certo punto certo a fare un mondiale. L’obiettivo mio è continuare a essere un riferimento nazionale, poi ci toglieremo qualche soddisfazione con il team come quella di partecipare alle wild car mondiali». Insomma, se tutto andrà per il verso giusto Busso potrebbe ancora, seppure per una o due gare, aprire la porta di quel camper e veder passare accanto ai suoi scalini le leggende (odierne) della Superbike.
 

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