Sabato, 13 Luglio 2024
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I Leoni del Rugby Jesi '70 sconfitti a Pieve di Cento nella seconda trasferta di stagione

La squadra leoncella, rimaneggiata a causa di infortuni ed assenze, viene battuta in Emilia con un secco 45-5, punteggio troppo severo in relazione a quanto visto in campo

Terza di campionato amara per il Rugby Jesi '70: i Leoni di coach Marco De Rossi tornano dalla trasferta sul campo del Rugby Pieve con uno stop troppo pesante nel risultato finale, 45-5. «Avevo visto le loro partite - commenta De Rossi - e sapevo che arrivavano sì al confronto con ancora zero punti in classifica, ma dopo aver giocato nelle prime due giornate con Bologna e Romagna, le attuali prime della classe e in sostanza le più forti. Loro sono in realtà una buona squadra, noi eravamo rimaneggiati fra infortuni e assenze. Eravamo anche partiti bene, attaccando nei primi minuti di partita, ma poi un ulteriore infortunio a Giorgio Trillini ha mutato l'equilibrio della gara. Loro hanno preso confidenza, utilizzato il gioco al piede, hanno iniziato a stare nella nostra metà campo e a segnare. Abbiamo accusato un altro paio di infortuni, che speriamo di recuperare per la prossima, e due cartellini gialli, che ci hanno lasciati in 14. Più che scusanti, si tratta di tanti dettagli che hanno fatto la differenza: nel rugby, se i dettagli sono fatti bene, attacchi e segni. Altrimenti, subisci».

Prosegue coach De Rossi: «Il risultato finale è stato sicuramente troppo pesante ma Pieve è stata brava a giocare sulla continuità mentre noi, con il subentro di un po' di stanchezza, abbiamo sbagliato tantissimo sulla touche e, dopo quattro mete subite, siamo calati nel placcaggio». Delusione da mettere alle spalle e archiviare, domenica prossima 29 ottobre (ore 14,30) arriva al “Latini” uno dei clienti peggiori, la prima della classe Romagna che attualmente guida la classifica del girone a quota 15 punti insieme a Bologna. La speranza è di recuperare qualcuno degli acciaccati. «Ma è ovvio che chi gioca deve dare e darà il 100% - dice De Rossi - siamo tutti sullo stesso livello e non ci sono titolari. Non possiamo né dobbiamo sentirci fenomeni, non lo siamo: cose semplici e fatte bene, aggressività sono le armi che ha il Rugby Jesi e che deve mettere in campo».

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