Sabato, 19 Giugno 2021
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Ancona, il 26-27 settembre il Convegno finale Progetto ExtraValore

Cosa sono i sottoprodotti (agroforestali e industriali)? E quando sono riutilizzabili in diverse filiere, con minore impatto ambientale e profitti economici? A conclusione di un progetto legato a queste tematiche l'incontro all'Università Politecnica delle Marche

La normativa europea e nazionale negli ultimi anni ha dato sempre più spazio al recupero dei residui di lavorazione, intendendo con tale termine sia i rifiuti che i sottoprodotti.
Esiste una differenza tra il caso in cui uno scarto è un rifiuto , quindi da smaltire obbligatoriamente. E i casi in cui uno scarto di produzione aziendale può essere classificato come sottoprodotto, quindi riutilizzabile e/o commercializzabile (senza smaltimento e relativi costi). 

La motivazione di base è tanto semplice quanto importante: aumentare la sostenibilità dei processi sia in termini fisico-chimici (diminuzione degli impatti sull’ambiente in senso generale) che economici (maggiori opportunità di valore aggiunto per servizi e prodotti). 

L’evoluzione culturale vuole quindi favorire un utilizzo completo delle risorse indirizzando i vari flussi di materiali, principali e residuali, a diversi settori di utilizzo, minimizzando e possibilmente azzerando i secondi.
Tale chiave di lettura è in buona misura alla base del progetto Extravalore del MiPAAF il cui obiettivo è la valorizzazione dei residui della filiera tradizionale del biodiesel attraverso il loro reimpiego agricolo, zootecnico, energetico e industriale.

Il Progetto sottolinea che la filiera del biodisel, intesa come serie di operazioni produttive che vanno dal campo alla ruota dell’automobile, non esiste ancora a livello nazionale (escluse piccole iniziative!). E di fatto il biodisel oggi prodotto deriva quasi totalmente da oli vegetali reperiti sui mercati internazionali. E la possibile soluzione del progetto è proprio la filiera corta, attraverso la quale sarebbe possibile trovare una soluzione a quello che è definito il problema di fondo: un’adeguata valorizzazione dei sottoprodotti. 
In questa ottica la pianta oleaginosa va vista non come semplice produttrice di olio, ma come generatrice di più prodotti. Di conseguenza non va ottimizzato un solo aspetto produttivo (tradizionalmente l’olio); va trovato un compromesso ottimale di impiego del prodotto  principale e dei sottoprodotti.

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