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Senigallia: “Nessuna spiaggia libera per cani, scriviamo al Comune”

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera dell'Associazione Cinofila Senigalliese. Chi volesse aderire all'appello può seguire le indicazioni riportate nell'ultima parte del comunicato

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera dell’Associazione Cinofila Senigalliese. Chi volesse aderire all’appello può seguire le indicazioni riportate nell’ultima parte del comunicato:

“Vorrei segnalare un fatto che mi ha riferito una nostra concittadina, la Signora Maria, proprietaria di un cane di 14 anni.

Il cane ha un problema neurologico per cui il veterinario ha consigliato di farlo nuotare tutti i giorni, approfittando della buona stagione. Questo servirà a mantenere un buon tono muscolare per potersi continuare ad alzare, almeno per non farsi i bisogni addosso. Così la Signora Maria , pur abitando nei pressi del lungomare senigalliese, ha comprato una piscina per bambini per far nuotare il cane. Solo che il giardino è in pendenza e non riesce a riempire  la piscina perché il cane non ne tocchi il fondo, rendendo inutile il “bagno”. Allora ha provato a contravvenire all’ordinanza sindacale, e la mattina alle 8 e la sera alle 20 prende sotto braccio il suo cagnolino (circa 18 chili) e, dopo avergli fatto fare i suoi bisogni, lo conduce dal suo giardino all’acqua del mare. Preciso che il cane non cammina sulla spiaggia, perché non cammina proprio: ha poca sensibilità sulle zampe posteriori e così sul cemento si ferisce. Meglio non farlo camminare. Secondo il veterinario il cagnolino sta migliorando grazie alle sedute in acqua.

Tutto bene per qualche giorno: fermandosi a chiacchierare con le poche persone presenti in quelle ore sulla spiaggia ha riscosso la solidarietà di tutti. Tranne questa mattina (venerdì, Ndr), quando una vigile concittadina le ha fatto notare in malo modo che è vietato ai cani andare in spiaggia, che i cani fanno i bisogni in acqua (ne è sicura?), che l’igiene va salvaguardata (E’ sicura che le persone in acqua non facciano mai bisogni? E con tutto  l’inquinamento chimico che buttiamo in mare?), e così via. La proprietaria del cane avrebbe voluto spiegare che non lo fa per il divertimento del cane, che anzi il cane preferirebbe evitare di entrare in acqua, che lo fa solo per evitare che il cane si blocchi definitivamente, che fosse comprensiva. Ma niente: non è riuscita a parlare, con l’altra signora che in modo animoso, issando il suo retino da pesca (ma si può pescare a riva?), esponeva le sue ragioni di presunta igiene. Maria ha provato a raccontare dei problemi di salute del cane, ma l’altra ha chiaramente detto che non le interessavano affatto, che le leggi sono leggi. Certo, purché aiutino il cittadino, però.

A questo punto diciamo “presunta igiene” a giudicare da  una recente sentenza del TAR del Piemonte in base alla quale non si può vietare l'accesso al parco ai cani con guinzaglio senza motivare sui rischi per i cittadini. Così si è espresso recentemente  il Tribunale Amministrativo Regionale di quella Regione contro un’ordinanza del comune di Crodo che considerava la presenza dei cani nelle aree verdi un rischio di natura igienica per la salute dei cittadini, oltre che un problema per il decoro della cittadina a causa delle deiezioni degli animali, non raccolte dai proprietari.

Fermo restando l’obbligo dei proprietari di animali di raccogliere le loro deiezioni, altrimenti si incorre in questo genere di zoointolleranza, ci chiediamo perché non riusciamo proprio a trovare un 20 metri di spiaggia libera da destinare ai nostri amici a 4 zampe. Persino Fano, Civitanova Marche, Porto Recanati ed ora anche Marotta(!) li hanno trovati. Forse a Marotta hanno più spiaggia che da noi?

Ora la Sig.ra Maria porterà il suo cane tutti i giorni, due volte al giorno, a Marotta, con la sua automobile compiendo ogni volta 16 km all’andata e 16 al ritorno. Se avesse potuto farlo vicino casa sua al mare ci sarebbe andata a piedi
Mi chiedo: è più importante il danno ambientale (certo) prodotto dal tubo di scappamento  dalla sua automobile in questi tragitti  o il danno igienico-sanitario (non provato e noi diciamo assente) delle deiezioni di quel cane eventualmente (ma anche no) lasciate in acqua?

Poiché non avevo informazioni certe ho interpellato Capitaneria di Porto, Ufficio del Demanio locale e le Polizie Municipali di un paio di Comuni che hanno spiagge per cani, per capire chi avesse competenza a decidere sull’eventuale accesso di animali in spiaggia. E così ho appreso che non se ne occupa la
Capitaneria di Porto  e nemmeno la Regione lasciando libertà ai Comuni. Ora, a Senigallia se porto il cane in spiaggia (il che implica presunti rischi igienico sanitari) incorro in una sanzione amministrativa di  1.000 euro. Mentre la sanzione se non metti il chip al tuo cane e non lo iscrivi all’anagrafe canina è di 78 euro (L.R. 10/97). Vale la pena di notare che nel secondo caso, cioè non identifico il cane, lo perdo e non lo cerco questo finisce in canile a carico del comune a cui costa circa 900 euro all’anno. E’ evidente una certa sproporzione tra il “delitto” e la “pena”.  

Invito allora i cittadini di Senigallia, quelli dell’hinterland e anche turisti eventualmente interessati a passare le vacanze sulla Spiaggia di Velluto a scriverci all’indirizzo cinofilasenigalliese@libero.it per spiegarci perché vi interesserebbe una spiaggia libera per cani, a fornirci indicazioni circa dove pensano che potrebbe sorgere e a come dovrebbe essere; ma invitiamo a scriverci anche quelli che non la vogliono, quelli che non hanno nulla in contrario a patto che… motivandoci la loro posizione. Chissà che non si trovi una soluzione che accontenti tutti.

Infine un dubbio mi arrovella la mente. Chissà cosa farebbe la Signora di questa mattina se vedesse, come capita,  a bordo di un'auto ferma ad un semaforo, qualcuno, magari dall’aspetto elegante e curato, scartare un pacchetto di sigarette e gettarne l’involucro a terra. Ah, già,  in quel caso non c’è la legge. Solo il buon senso.”
 
Roberta Benigni

Ass.ne Cinofila Senigalliese
 

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