Giovedì, 17 Giugno 2021
Amici animali

Uccelli selvatici: nella Provincia di Ancona manca un centro di recupero

Eccezion fatta per un centro specializzato sui rapaci a Fabriano e per il Parco del Conero il territorio provinciale è sprovvisto di un centro di recupero. Quali sono le conseguenze? Ce ne parla la Lipu

Nel corso dell’estate diversi cittadini hanno trovato uccelli selvatici in difficoltà – spesso rondini – e cercando di trovare un’istituzione in grado di fornire aiuto o informazioni utili vengono rimandati alla locale sezione della Lipu. Che cosa accade di preciso? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Norma Barbini, Delegato della LIPU per la Sezione di Ancona

Dottoressa Barbini, che cosa è successo?
Tutto nasce con il mancato rinnovo della convenzione da parte della Provincia di Ancona con l'oasi di Ripa Bianca gestita dal WWF: questo ha portato all’assenza di un centro di recupero per la fauna selvatica per il territorio di Ancona, ad eccezione del centro recupero dell’ENPA di Fabriano, che però è solo per i rapaci.
Eccezione va fatta per il territorio del Parco del Conero, dove l’Ente Parco ha concesso alla LIPU di Ancona un piccolo contributo per il recupero degli uccelli selvatici all’interno del territorio del parco.
Quando dunque un cittadino trova un uccello in difficoltà naturalmente cerca una struttura di supporto, e chiede magari alla Guardia Forestale, alla Provincia stessa o magari alla Asl, che a loro volta danno il mio numero di telefono in quanto responsabile provinciale Lipu ed io mi trovo così a dover sopperire a tutte le esigenze del territorio per quello che riguarda il recupero degli uccelli.
Nell'ultimo anno sono arrivata ad oltre 90 interventi di recupero in cui è stata garantita la degenza e, nei casi necessari, anche la visita veterinaria, più le centinai di telefonate in cui cerco di spiegare ai cittadini cosa fare per gestire autonomamente in casa un uccello, per lo più rondini, che si è avuto occasione di ritrovare. Perché bisogna dire che in molti casi i cittadini si prestano, fortunatamente, a prestare soccorso quando osservano un uccello in difficoltà o caduto al suolo, altrimenti i casi da me recuperati per la degenza sarebbero stati molti di più. La maggior parte dei casi  riguarda la famiglia delle rondini: abbiamo i comuni rondoni, che sono quelli tutti neri sopra e sotto, oppure i balestrucci, che sopra sono neri e sotto bianchi...

Quali sono le priorità in questo periodo?
In questo periodo c'è un'emergenza per le rondini per due motivi: innanzitutto una primavera fredda, per cui probabilmente hanno nidificato più tardi e hanno fatto la nidiata alla fine di luglio, quando i piccoli avrebbero dovuto essere già in via di svezzamento; e dunque in questo periodo, con il caldo, gli adulti stanno lasciando i nidi con i piccoli che sono dentro i nidi ed ancora incapaci di volare , quindi non  autonomi nel procacciarsi il cibo. Purtroppo, senza gli adulti, i piccoli si lanciano fuori dai nidi e cadono a terra dove la fine presto li attende.
I cittadini devono fare attenzione  se osservano che a terra ci sono degli uccelli che sembrano inermi o morti, perché se fossero rondini potrebbero essere invece vive e possono essere invece ancora aiutate.

Che cosa può fare un cittadino che trova una rondine in difficoltà?
Il soccorso è questo: innanzitutto prenderla e portarla all'ombra a casa in una scatola, sulla base della scatola mettere un foglio di carta (così è più semplice ripulirla dalle feci, ed è più semplice che metterci un panno, perché le “zampine” delle rondini sono piuttosto prensili e potrebbero impigliarsi). Come prima cura poi è sufficiente dare un po’ di carne macinata, fatta a palline e bagnata con dell’acqua, in modo che l’uccello – che è carnivoro –  assuma nel contempo anche liquidi.
Se poi hanno difficoltà c'è il mio numero e quello dell'associazione, noi siamo sempre disponibili a dare informazioni al telefono o intervenire nei casi in cui non è possibile un soccorso diretto perché sono turisti, o vanno via, o non c'è possibilità in casa perché magari ci sono dei gatti.

Più in generale: che fare?
Innanzitutto sensibilizzare la Provincia e la Regione affinché siano  stanziati i fondi necessari per il pristino di un centro recupero per la fauna selvatica, che potrebbe essere ancora l’Oasi di  Ripa Bianca, o organizzi come meglio crede la questione, ma Ancona non può rimanere senza un centro di recupero per la fauna selvatica, un presidio istituzionale: non si può lasciare tutto sulle spalle delle associazioni di volontariato, che invece possono dare un supporto. Ricordiamo sempre che la salvaguardia di specie tutelate è un dovere preciso dello Stato e per esso degli enti locali.
Poi vorrei cogliere l’occasione per ringraziare i cittadini che hanno avuto la sensibilità di prestare soccorso agli animali in difficoltà e hanno avuto la grazia di accoglierli. Chi è in difficoltà può sempre contare sulla Lipu, ma come abbiamo visto con un minimo di impegno il soccorso – nei casi diciamo “normali” – può essere prestato autonomamente, perché si tratta di animali che mangiano tre-quattro volte al giorno non ogni 2 ore...qualcosa cosa che si può fare insomma.

E per chi volesse contribuire?
Naturalmente io non accetto nessun tipo di donazione diretta a me stessa, ma in quanto responsabile locale dell’Associazione che rappresento ho aperto un conto corrente intestato alla Lipu di Ancona, la cui gestione è ovviamente trasparente al 100% e l’utilizzo dei fondi è esclusivamente dedicato alla gestione degli uccelli (cibo, visite veterinarie, gabbiette etc.).
Chi volesse contribuire può farlo usando il Conto corrente postale intestato alla  Lipu sezione di Ancona numero  001009217397

Ricordo che trattandosi di una Onlus la donazione è in parte deducibile fiscalmente con la prossima denuncia dei redditi.

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