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Spiagge libere, una turista: «Zero controlli e nessuno rispetta le norme anti-Covid»

Redazione

Via Litoranea · Numana

Caos nelle spiagge libere, una turista veneta in vacanza in riviera ci ha scritto per segnalare gli assembramenti e lo scarso rispetto dei protocolli di sicurezza nella zona di Marcelli. Ecco la sua esperienza, raccontata in questa testimonianza: 

«Spettabile giornale, sono una dottoressa del Veneto venuta in vacanza qualche giorno nella vostra meravigliosa terra, che non conoscevo, per qualche giorno, la settimana scorsa. Purtroppo mi è accaduta una cosa spiacevolissima e che la mia coscienza civile e la mia etica mi impongono di segnalarvi, nella speranza che voi possiate smuovere qualcosa che io non sono riuscita neppure a spostare di un millimetro. Giovedì 25 giugno mi sono recata con la mia famiglia (la mia compagna e i suoi figli adolescenti) nella spiaggia libera di Marcelli di Numana, tra lo stabilimento Capannine e il Crystal. Con lo trascorrere delle ore della giornata la spiaggia ha iniziato a riempirsi in maniera assolutamente non congrua con le norme imposte dalla legge in questa fase di convivenza col Covid-19, fino ad arrivare in maniera paradossale all'assembramento più fitto a cui io abbia assistito nella mia intera vita (se escludo dei concerti nei posti in piedi davanti al palco). Il tutto senza avere visto alcuna mascherina, senza che fosse rispettato in nessun modo il minimo distanziamento sociale (anzi, mucchi di ragazzi e ragazze si addossavano, si abbracciavano e si scambiavano ogni tipo di vettovaglia), nonché nella massima trasgressione di tutte le regole che ora impongono in spiaggia di non giocare, correre, usare palloni o giochi condivisi; il tutto farcito da alcun rispetto verso chi, come noi, era lì da molto prima, in un paradiso divenuto in poche ore un inferno, con due adolescenti (i nostri) costretti a rispettare le regole mentre chiunque intorno a loro non lo faceva, passando le ultime ore tra lo schivare palloni, sabbia e cadute di persone sui nostri asciugamani (giocavano tutti a calcio e a pallavolo con la forza e la partecipazione di una finale olimpica), la voglia di andarcene, il disgusto, il senso che andarsene sarebbe stata una sconfitta perché non era giusto che a lasciare la spiaggia fosse chi le regole le stava rispettando. anche i bagnini dei due stabilimenti accanto erano imbarazzati, ancor di più nel confidarci che questa cosa accadeva continuamente e pur avendola loro segnalata ripetutamente alle forze dell'ordine, mai era cambiato qualcosa perché mai nessuno era intervenuto. A quel punto ho chiamato una prima volta la polizia municipale di Numana segnalando ciò che stava accadendo e mi è stato detto che avrebbero mandato una pattuglia. Dopo mezz'ora, non vedendo accadere nulla, ho chiamato per la seconda volta rispiegando la situazione ad un'altra persona (un uomo, mentre prima aveva risposto una donna), che mi ha detto che non avevano a disposizione nessuno da mandare. Alchè mi sono permessa di fargli notare quanto grave fosse la situazione e che se non avesse inviato nessuno avrei proceduto con una denuncia. Risposta: "Faccia pure". La mia terza telefonata è stata rivolta ai carabinieri, a cui ho spiegato la situazione, le telefonate e le risposte della polizia municipale. Dopo avere preso i miei dati, mi hanno detto che in spiaggia c'erano degli steward addetti alla sicurezza (ho fatto notare che purtroppo no, io ero li da mattina e di steward nemmeno l'ombra) e allora mi hanno assicurato che avrebbero sentito loro la polizia municipale e risolto la faccenda. Morale della favola: non si è visto ugualmente nessuno. Riflessioni: 
- Cosa altro avranno da fare le forze dell'ordine in questo momento che sia più importante di evitare che una pandemia mondiale riprenda piede? 
- Noi in Veneto abbiamo tutti qualcuno di vicino morto di Covid-19, c'è bisogno che questo accada ad ogni famiglia in Italia perché si sviluppi un'etica, una morale sociale?
- Ci riempiamo la bocca con i problemi economici, ma abbiamo chiaro che questi comportamenti azzereranno tutti i sacrifici fin qui fatti?
- Queste persone in spiaggia non hanno visto abbastanza morti in televisione, o bare sui carri militari, per ricordarsi che se anche loro si sentono giovani ed invincibili, a casa hanno dei genitori, dei nonni, delle persone fragili, che invece di questo covid-19 potrebbero morire?
Spero che queste righe possano essere uno spunto per una vostra reale indignazione e per un agito "politico" tramite i vostri mezzi al servizio del bene comune, che in questo momento passa per la responsabilità di ognuno». 
Marina Marzari - Oderzo (Treviso) 

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