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Vacanze all'estero: «Il virus non lo porta chi torna, vi racconto la vergogna italiana»

Redazione

Lo sfogo di una giovane mamma anconetana, che è voluta intervenire attraverso il nostro giornale sulla questione delle vacanze all'estero ai tempi del Coronavirus. Non citiamo il nome della donna, sia per motivi di privacy dovuta al suo stato di salute che per l'eventuale coinvolgimento di minori. Questa è la sua esperienza:

«Io sono amante della Grecia, quest'anno per la prima volta ho deciso di rinunciare. Sono rientrata dalla montagna ieri, con sintomi influenzali da due giorni e mezzo. Ho chiamato chiunque per capire il da farsi, non tanto per me, che ormai sono messa così, ma per chi mi sta intorno: la mia famiglia, i miei genitori, gli amici con cui ho condiviso il tempo. Beh lo studio medico non rispondeva, la Asl non mi ha risposto, il numero 1500 non mi ha risposto, il centralino per il pronto soccorso mi ha detto che era inutile che chiamassi loro, "tanto è di competenza del medico di base".

Dopo 14 tentativi di chiamata al medico, mi risponde la segretaria dicendo che stanno chiudendo e che non possono fare nulla, quindi di chiamare la guardia medica. Dopo 8 tentativi, mi risponde la guardia medica che mi chiede: "Sa se lassù ci sono casi? (ma io come faccio a saperlo?). Per me non è niente, prenda il Froben e uno sciroppo per la tosse. Adesso ditemi voi se questo è il modo. Però vanno bene le discoteche e vanno bene i tamponi per i turisti al rientro da porti e aeroporti segnalati. È veramente deprimente. Quanto gli costava farmi un tampone? Se poi il virus dilaga però è colpa di chi é stato in Grecia. È una vergogna».

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