La “Rivolta di Ancona”, quando i bersaglieri di Villarey fecero tremare Giolitti

Il fatto storico che coinvolse la caserma anconetana e generò disordini in diverse città d'Italia

Foto tratta da Historia Regni

E’ conosciuta come “la rivolta di Ancona”, fu una sommossa dei bersaglieri che partì dal capoluogo marchigiano per poi estendersi nel resto di Italia. Siamo nel 1920, governo Giolitti, le truppe italiane che controllavano il porto di Valona erano alle prese con la malaria e con la resistenza albanese, avevano quindi bisogno di rinforzi. 

I bersaglieri, secondo le ricostruzioni ufficiali, non erano disposti a partire. Nella notte tra il 25 e il 26 giugno, proprio alla caserma Villarey, scoppiò la prima rivolta da parte dell’undicesimo reggimento. Ad accendere la miccia sembra fosse la presenza in porto di una nave che, pare, avrebbe dovuto trasportare le truppe in Albania. La rivolta iniziata in caserma si estese poi in tutta la città con l’appoggio di alcune organizzazioni anarchiche, socialiste e repubblicane, ci furono scontri con le forze dell’ordine e barricate. Il grido di battaglia era “Via da Valona”. I morti furono una ventina. Nel corso dei giorni successivi i disordini coinvolsero diverse città del centro Italia e assunse la rilevanza nazionale quando le linee di collegamento furono bloccate, anche tramite uno sciopero generale delle ferrovie, per impedire al Governo di inviare ad Ancona militari per ristabilire l’ordine. A Roma e Milano vennero organizzati scioperi di solidarietà. Sulla vicenda intervenne anche Gabriele d’Annunzio, che scrisse una lettera proprio ai bersaglieri anconetani: «E si dice che voi vi siate ammutinati per non imbarcarvi, per non andare a penare, per non andare a lottare. [...] Si dice che voi, Bersaglieri dalle piume riarse al fuoco delle più belle battaglie vi rifiutate di rientrare nella battaglia, mentre l'onore d'Italia è calpestato da un branco di straccioni sobillati e prezzolati. È vero? Non può essere vero». La rivolta fu sedata il 28 giugno dello stesso anno dopo i bombardamenti voluti dal Governo: sulla città spararono i cannoni della Cittadella insieme a quelli delle navi da guerra arrivate ad Ancona.

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(Foto Historiaregni.it)
 

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