Visione e coraggio, l’orgoglio di essere marchigiani e la voglia di guardare al futuro

Emanuele Lodolini, presenta una sua personale ricetta per ridare slancio alle Marche e lo fa attraverso il suo nuovo libro a cura del giornalista jesino Matteo Tarabelli: “Visione e coraggio. Storie di marchigiani in volata”

Emanuele Lodolini

Bisogna avere visione per governare i processi dello sviluppo locale, poi serve il coraggio di ripartire da solide fondamenta per rilanciare le Marche. Come? Provando a ricomporre un modello di sviluppo senza fratture, alimentando 2 motori di sviluppo, citati nel “Rapporto Marche +20” del professor Pietro Alessandrini, professore emerito dell’Università Politecnica delle Marche e presidente della fondazione Giorgio Fuà: l’industria, le attività rurali, i servizi privati e il turismo. E’ così che Emanuele Lodolini, ex deputato alla Camera, presenta una sua personale ricetta per ridare slancio alle Marche e lo fa attraverso il suo nuovo libro a cura del giornalista jesino Matteo Tarabelli: “Visione e coraggio. Storie di marchigiani in volata”. Un’opera che, sia chiaro, non ha nulla a che vedere con programmi e ricette politiche. Nel libro, edito da Affinità Elettive, Lodolini decide di raccontare quanto di buono ci sia nelle Marche, attraverso una serie di interviste a varie personalità della regione, attraverso le quali l'autore riesce a impressionare il lettore, accompagnato alla scoperta di uomini e donne emblema di quelle Marche abituate a lavorare duramente, sacrificarsi per gli altri, sopportare le pressioni e le sofferenze dei drammi per poi rilanciare guardando al futuro. Così Lodolini ci fa ritrovare un po’ di quell’orgoglio di essere marchigiani, per ricordarci come i marchigiani non abbiano bisogno di dimostrare nulla, ma solo di mettere in pratica ciò che sanno fare perché hanno la stoffa del “campione”. 

Quando meno quella dell’atleta. Non è infatti un caso che sulla copertina del volume che contiene 140 pagine di interviste ci sia l’immagine stilizzata di Michele Scarponi, il campione di ciclismo filottranese morto in un tragico incidente nell’aprile 2017. E’ un simbolo, un omaggio all’uomo che, forse più di chiunque altro, ha rappresentato e sempre sarà ambasciatore di quella marchigianità che Lodolini vuole rappresentare nel libro. Scarponi perché marchigiano e il gesto che più la reso noto. Il pat: piede a terra, gesto di grande sportività e lealtà che Michele fece durante il Giro d'Italia 2016, quando in fuga con la vittoria in pugno, si fermò ad aspettare Vincenzo Nibali per scortarlo alla conquista della maglia rosa. Mettendo il piede a terra Michele rinunciò a un suo successo personale per la vittoria della sua squadra. Non è un caso che la prefazione sia a firma di Marco Scarponi, fratello di Michele. 

“I ciclisti sono capitani, gregari, passisti, scalatori, intellettuali, proletari, celebrità, sconosciuti, eroi romantici. Resistenti a tutto, alla fatica e alle intemperie. A pensarci bene, non sono proprio queste le caratteristiche tipiche del marchigiano? E al tempo stesso, non rappresentano uno stimolo, una sfida per il nostro presente e il futuro?”.

Così la metafora del ciclista ci accompagna sempre lungo un viaggio in cui si incontrano personalità importanti, ognuna delle quali è un ciclista in volata verso i traguardi della nostra regione. 

«Il libro piace perché non è il solito libro del politico di turno - spiega Lodolini - Non è il libro che ci si aspetta da un ex parlamentare. Non è solo un libro. Non parlo di me, parliamo di noi, noi marchigiani. È rivolto a chi crede nello sviluppo, nella cultura e nel merito e non nell’ignoranza o invidia. A chi crede nel futuro e non nella paura. A chi non si rassegna».

Lodolini parla e si confronta con tante persone, imprenditori, politici, professori, magistrati, artisti, tra cui Paolo Balercia, direttore del reparto di Maxillo Facciale all'ospedale regionale di Torrette, il gelatiere Paolo Brunelli, primo in Italia per il suo cioccolato, Francesco Casoli, presidente del gruppo industriale Elica  ed ex senatore della Repubblica, l’artista e pittore Carlo Cecchi, il fondatore del gruppo Fileni Giovanni Fileni, l'architetto dorico Sergio Roccheggiani, il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli, Gabriele Pagliariccio, medico chirurgo da sempre impegnato in missioni umanitarie, Edi Ragaglia, magistrato già consulente della Commissione nazionale antimafia ed Emanuele Tonti, geologo esperto di terremoti e sindaco di Camporotondo di Fiastrone, Paolo Balercia, direttore del reparto Maxillo Facciale dell'ospedale regionale.  E’ con la loro esperienza e con il loro esempio che, per Lodolini, si può ripartire, spegnendo i campanilismi per costruire le Marche che verranno. Enrico Loccioni direbbe che il futuro è qui ed ora. Lodolini lo cita quando scrive che “questo momento, mentre sto scrivendo le ultime parole di questo libro, è già passato. Non c’è tempo da perdere”. 

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