Tra una Lacrima e un bicchiere di Verdicchio: 5 motivi per visitare Morro d’Alba

Non è solo la città della Lacrima. Morro d'Alba è uno scrigno di storia, arte e cultura. Ecco cinque motivi per visitarla

Foto tratta da Facebook_Comune Morro d'Alba

Il nome “Morro d’Alba” deriva dalle parole “Morro”, cioè “altura” e “alba” che però venne aggiunto solo dopo l’unità d’Italia. Come riporta il portale Borghi più belli d’Italia, il nome originale della città era Castrum Murri, ovvero “castello sull’altura”. Di rilevanza storica è il ritrovamento in città, nel 1894, di una moneta d’oro con la raffigurazione di Re Teodorico: è l’unico suo ritratto a conio esistente, prova anche della presenza dei goti in quell’area. La città ha dato i natali al maestro Enzo Cucchi, autore di un bassorilevo sulla fontana di piazza Tarsetti e della fontana dei due soli ad Ancona. Tra un bicchiere di Verdicchio e di Lacrima, ecco cosa vedere in un week end (quando la pandemia sarà un ricordo). 

Cinta muraria e torrioni 

Ha forma pentagonale e racchiude il borgo antico. Il suo camminamento, lungo 300 metri è chiamato “la scarpa”: le sue finestre guardano sul panorama mozzafiato fino a vedere i Sibillini.  Un percorso di luci, di ombre e di paesaggi improvvisi che sconfinano dalla “rinascimentale” campagna circostante al mare. 

Museo Utensilia 

Ospita una raccolta di oggetti agricoli dell’epoca. Questo museo della cultura mezzadrile ospita in otto sale una raccolta ragionata di oggetti di lavoro tradizionali, testimoni dell’autosufficienza della civiltà contadina. Aratri, telai, vagli, carri, botti, scale, falci, torchi e altri strumenti venivano costruiti nelle lunghe sere invernali dalle famiglie contadine, che ricorrevano all’aiuto del fabbro per le sole parti metalliche. Il museo si trova nei sotterranei del castello e nelle sue sale è installata anche la mostra permanente “Cantamaggio”, una esposizione fotografica del Maestro Mario Giacomelli. 

Borgo sotterraneo 

E’ possibile visitare i sotterranei del castello, che rappresentano a tutti gli effetti un borgo sotterraneo. 

Palazzo Comunale 

Conserva alcune opere tra cui l’Incoronazione della “Vergine e altri santi tra cui San Michele”, del 1630, di Claudio Ridolfi. 

Torre Civica

Il bassorilevo del leone rampante, simbolo di Federico II, simboleggia l’antica sottomissione a Jesi e all’imperatore “stupor mundi”. 

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