Cervelli che tornano dall'estero: l'ingegner Linda e l’azienda a trazione femminile

Una storia di successo made in Ancona. Linda Leonardi è una delle menti brillanti rientrate dall'estero. Oggi progetta materiali per F1 e aerospazio

Linda Leonardi

Dalla laurea triennale ad Ancona a progettista di nanotecnologie utilizzate, tra l'altro, nel settore aerospaziale e in Formula Uno. Linda Leonardi, 30enne anconetana con un passato da giocatrice di volley in serie B, ha riportato in Italia le competenze acquisite in un viaggio formativo che è passato per Torino prima e Copenaghen poi. Sì, un cervellone che ha fatto il viaggio a ritroso e si è affermato nella sua regione. Oggi Linda è responsabile di ricerca e sviluppo alla Nanotech di Ascoli, l’azienda di origine osimana che da start-up è diventata una s.p.a. specializzata in nanotecnologie. «Spiegare di cosa mi occupo non è facilissimo-dice Linda- prepariamo tessuti di carbonio che poi vengono impregnati con delle resine». Risultato? Prodotti che vengono venduti a chi realizza componenti destinati al settore auto, difesa, aerospazio e Formula uno. «Abbiamo sviluppato tre nuovi prodotti di cui sono particolarmente fiera, che sono rivolti proprio al settore Formula 1 e aerospazio- spiega Linda- non posso aggiungere altro, perché ci sono brevetti di mezzo». Quindi una ragazza anconetana che fa volare astronavi e monoposto? «Non proprio così- sorride- questi materiali sono usati in Formula uno per i componenti, che vengono fatti in parte con il nostro materiale e in parte con quello dei competitors. Però abbiamo presentato al mercato qualcosa che prima non c’era». La Nanotech è un’azienda a trazione femminile: quattro settori su sei sono gestiti da donne. C'è diffidenza in un panorama come quello dell’Hi-tech, dove la concorrenza è più che altro maschile? «Non direi, di diffidenza semmai ne ho incontrata per via dell’età e non certo per il sesso. Può succedere quando vai a interfacciarti con responsabili di vendite o di ricerca con più anni di esperienza». 

Ma come nasce la passione per la nanotecnologia?: «Cercavo un tema che accoppiasse la medicina all’ingegneria, perché studiavo ingegneria biomedica e volevo lavorare in questo settore. Con il prof del Politecnico di Torino avevo trovato un tema interessante, la distribuzione dei farmaci nel corpo umano attraverso microdispositivi». Poi c’è stato il viaggio in Danimarca e l’esperienza al centro di ricerca Idun: «Li la passione per la ricerca sui materiali esplose». Il ritorno nelle Marche è dovuto a una scelta affettiva dell’epoca: «Ero tentata di restare in Danimarca- spiega Linda- ci sono molte più risorse a livello di strumenti, il ricercatore è libero di sviluppare tutto ciò che vuole. In un’azienda l’approccio è diverso, perché sei orientato alle vendite, anche se in Nanotech questa liberta c’è. Noi lavoriamo sullo sviluppo e sulla ricerca, cose che sono alla base dell’azienda. Devi essere innovativo e non puoi avere logiche troppo stringenti».
 

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