Frecantò, la ratatouille marchigiana: quando l’ortolano “fregò” il macellaio

Uno dei piatti della tradizione marchigiana è il Frecantò. Semplice variante della Ratatouille o c'è un'altra origine?

Frecantò (foto La cucina italiana.it)

Un mix di verdure cotte in padella o nel forno a legna. Il “Frecantò”, variante marchigiana della ratatouille, è stato uno dei piatti più importanti nella tavola dei contadini. Ha origini antiche e viene preparato con quello che l’orto offre in ogni stagione. L’unica differenza con la ratatoiulle sta nell’assenza di carne. 

Il nome

Curiosa però è l’origine del nome. Se la versione “ufficiale” vuole che il Frecantò sia l’adattamento del francese fricandeau, la tradizione invece vuole che a battezzare il piatto fosse una sfida di cucina persa da un tale Antonio. Si racconta infatti che il ragazzo, di professione macellaio, organizzasse sfide a base di ratatouille. Vinceva chi preparava il piatto più buono e la ratatouille di Antonio sembrava non avere rivali, fin quando lo sfidante ortolano rivisitò quello stesso piatto proponendo solo verdure. La versione “vegan”, riporta il portale La Cucina Italiana.it, sarebbe stata accolta con l’espressione «Fregantò», ovvero «Hai fregato Antonio!». 

In cucina 

Il Frecantò è composto da ortaggi stagionali a volontà, cotti in padella o al forno (180° per mezz'ora) e quindi non esiste una vera e propria ricetta. Può essere utilizzata come condimento, secondo piatto o companatico. I contadini sono soliti “allungarlo” con del vino. 

Foto tratta da: La cucina italiana.it

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