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Patrioti, amici ed eroi: l’anconetano che salvò la vita a Garibaldi

L'impresa dei Mille è fatta anche di storie di amicizia, come quella tra lo stesso Garibaldi e Augusto Elia

«Coraggio mio Elia, di queste ferite non si muore!» A pronunciare queste parole fu nientemeno che Giuseppe Garibaldi all’anconetano Augusto Elia il 15 maggio del 1860. Elia, fedelissimo e amico dell’eroe dei due mondi, partecipava alla spedizione dei mille. Quel giorno, a Calatafimi, l’anconetano vide un militare borbonico che stava prendendo la mira per colpire Garibladi. Senza pensarci due volte, frappose il suo stesso corpo tra la pallottola e quello del generale, salvandogli la vita. 

Elia sopravvisse e tornò al fianco di Garibaldi nella terza guerra d’indipendenza, alla campagna dell’Agro romano, alla battaglia di Mentana e ad altre missioni di guerra. Tornato ad Ancona, intraprese la carriera politica nel partito d’Azione. Nel 1876 venne eletto deputato, restando parlamentare fino al 1897. Tornò alle cariche politiche nazionali nel governo Salandra (1914-1915) come sottosegretario alla guerra. Morì a Roma il 9 febbraio 1919. 

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