Sansone Morpurgo, il rabbino venerato dai cristiani che salvò Ancona dall’epidemia

Una delle storie che hanno segnato il rapporto tra Ancona e gli ebrei è quella di Sansone Morpurgo. La vicenda raccontata nel tour “Ancona ebraica”

La visita al cimitero ebraico

E’ uno dei tesori di Ancona, ma forse in pochi sanno chi è sepolto sotto quelle lapidi in pietra d’Istria al cimitero ebraico (GUARDA IL VIDEO). «Qui ci sono i pezzi da novanta dell’ebraismo per come è oggi, se questo cimitero fosse tenuto come si deve sarebbe una barcata d’oro per la città». Non usa giri di parole Vittorio Robiati Bendaud, coordinatore del Tribunale rabbinico del centro-nord Italia. Ha illustrato agli anconetani che hanno preso parte al tour “Ancona ebraica” la storia della comunità, ma anche quella di un rabbino illustre: Sansone Morpurgo. Formatosi a Padova come medico, Morpurgo è stato rabbino capo di Ancona nella prima metà del ‘700. Su richiesta del cardinale Prospero Lambertini, salvò la città da un’epidemia di influenza. Lambertini, diventato papa Benedetto XIV, ricambiò con il condonando diverse norme discriminatorie per gli ebrei e ringraziò pubblicamente il rabbino: «Fino alle leggi razziali sulla tomba di Morpurgo c’erano anche lumini messi da cristiani per chiedere grazie nei confronti di malati». 

Il tour, partito dall’ “Edicola” di piazza Roma è stato organizzato dal Comune. Un centinaio i partecipanti, divisi in gruppi da 20 persone. Al via è stata misurata a tutti la temperatura in rispetto delle norme anti-Covid, le stesse che hanno fatto saltare la visita interna alla sinagoga di via Astagno. Prima tappa, insieme alla guida Maria Brunori, piazza Malatesta. Qui, nel 1556, l’inquisizione trucidò i 24 “marrani” ovvero ebrei esuli spagnoli che si rifiutarono di abiurare la fede ebraica per quella cristiana. Poi è stata la volta del cimitero ebraico, con i crateri rimasti dalle vecchie esercitazioni militari e le sue tombe intoccabili: per la legge ebraica le salme non possono essere traslate se non con destinazione Israele. Penultima tappa, il ghetto, istituito da papa Paolo IV: «Gli ebrei all’inizio lo vivevano come una protezione, perché erano derisi e trattati in malomodo- spiega la Brunori- solo successivamente assunse un significato negativo». Le case non erano di proprietà: gli ebrei potevano solo riceverle in affitto e a prezzo maggiorato, ma potevano tramandarle ai figli. Su corso Garibaldi, visita alle pietre d’inciampo dedicate alla famiglia Coen, trucidata ad Aushwitz. Fine del tour davanti alla sinagoga. All’esterno è un normale palazzo ma  dentro ha un patrimonio artistico accumulato nei secoli e sul quale sta lavorando, a livello tessile, anche lo stilista degli ultimi tre papi, Filippo Sorcinelli: «Fuori dal ghetto c’era tensione- conclude Vittorio Robiati Bendaud- dentro però ci si sfogava dando all’arte della sinagoga il massimo che si poteva». 

 

«I secoli sono stati di convivenza pacifica con alcuni momenti bui- spiega Sergio Sparapani (Beni e attività culturali Comune di Ancona) – Ancona ha voglia di queste visite ma purtroppo questa potrebbe essere stata l’ultima sulla base del nuovo Dpcm». 


 

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