I migranti si raccontano attraverso l'arte, gli studenti anconetani a confronto con "l'altro"

Obiettivo dell’iniziativa è promuovere una visione più equilibrata della diversità e una migliore conoscenza sui temi della migrazione

Foto di repertorio

Il racconto di sé come strumento di conoscenza e dialogo con l’altro. E' questo il cuore del progetto nazionale “Dimmi di Storie Migranti”, finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) e guidato dalla Ong "Un Ponte Per…" (UPP), capofila di 47 organizzazioni e realtà italiane, che oggi e domani fa tappa ad Ancona con l’evento "Dimmi storie da sfogliare”. I ragazzi titolari di protezione internazionale, coinvolti in questi mesi in un laboratorio di auto-narrazione attraverso l’arte, si racconteranno agli studenti di due licei di Ancona. Gli incontri si terranno rispettivamente al liceo Rinaldini e Galilei, per un totale di circa cento studenti interessati, di età compresa tra i 15 e i 18 anni. Il progetto è realizzato dal comitato Tre Ottobre nelle Marche e in Emilia Romagna.

Obiettivo dell’iniziativa è promuovere una visione più equilibrata della diversità e una migliore conoscenza sui temi della migrazione, dell’accoglienza e dell’integrazione, favorendo l’incontro reciproco tra migranti e studenti delle scuole superiori, senza filtri né intermediazioni. Nelle Marche, la prima fase del progetto si è sviluppata tra ottobre e aprile ad Osimo, in collaborazione con il Gruppo Umana Solidarietà, ente gestore del progetto Sprar “Orizzonti”, negli spazi messi a disposizione dall’associazione Auser Marche – Progetto Abitare solidale. I laboratori hanno coinvolto migranti, richiedenti asilo e titolari di diverse forme di protezione. Con il supporto di due formatori, un artista e una psicologa, i ragazzi hanno avuto la possibilità di raccontarsi non solo a parole, ma anche attraverso la lavorazione dell’argilla e la creazione di oggetti evocativi.

«La dimensione del laboratorio è intima e raccolta, ma è anche una dimensione allargata, non connotata come puro percorso psicologico, né come percorso artistico – afferma la psicologa psicoterapeuta Evelyn Puerini – Abbiamo messo a disposizione i nostri strumenti perché le persone decidessero cosa farne e come utilizzarli, per costruire un racconto di sé che per loro fosse significativo e importante da condividere».

La seconda fase del progetto prevede la condivisione, da parte dei ragazzi, della propria storia di vita con gli studenti dei licei, in due incontri della durata di quattro ore ciascuno, ispirati alla metodologia della biblioteca vivente. Nel corso delle due giornate, i ragazzi, originari del Ghana e della Guinea, racconteranno la loro esperienza con l’aiuto di mappe e oggetti. Gli studenti, divisi in piccoli gruppi disposti in cerchio, potranno ascoltare le diverse testimonianze, toccando con mano una realtà lontana dalla loro, fare domande e condividere a loro volta aneddoti e ricordi. Nella seconda parte dell’incontro, ci si confronterà sulle storie ascoltate e si lavorerà insieme l’argilla per dare forma a pensieri ed emozioni. 

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