«Qui alto numero di trapianti, ma chi non vuole donare è un egoista»

Dati boom sui trapianti di rene e fegato realizzati nelle sale operatorie dell'ospedale regionale di Torrette. Il dg Caporossi non le manda a dire a chi si oppone alle donazioni

Michele Caporossi

Trapianti e donazioni di fegato e rene, a Torrette è boom e in una sola settimana nelle sale operatorie dell’ospedale regionale sono stati effettuati 10 dei 47 interventi totali registrati nell’anno in corso. «La metà dei traumi che portano all’espianto sono dovuti incidenti sulle due ruote ed è stato questo che ha fatto esplodere la questione- ha commentato il dg dell’Azienda Ospedali Riuniti di Anocna, Michele Caporossi- parte tutto dalla cultura del dono, sui trapianti ci sono sempre stati dei pregiudizi- commenta il direttore generale dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona Michele Caporossi- spesso ci si opponeva per motivi religiosi ma quella in realtà è solo una parte ristretta. La vera motivazione dell’opposizione è perché si dice “non lo faccio perché non ne ho voglia” e in quel caso si tratta di egoismo. Trapianti e donazioni sono una conquista della società civile che ovviamente non deve essere imposta ma c’è una componente di umanità e solidarietà, bisogna lavorare sull’aspetto culturale». Nel 2017 le Marche sono state premiate dall’Associazione Marta Russo per aver effettuato interventi durante le scosse di terremoto. 

I dati e il futuro

A presentare i dati nella sede della direzione generale è stata la dottoressa Francesca De Pace, responsabile del centro regionale dei trapianti. Nella settimana tra il16 e il 22 luglio sono stati compiuti 10 interventi e sono stati segnalati 7 donatori: «I donatori segnalati sono quelli potenziali, cioè coloro che muoiono per gravissime lesioni encefaliche e possono essere considerati donatori. Il rianimatore deve cogliere il momento della morte encefalica e deve fare una diagnosi di morte prima dell’arresto cardiaco». Dei 7 donatori potenziali 4 erano donatori, solo 2 quelli idonei e c’è stata una sola opposizione. A livello regionale nei primi 7 mesi del 2018 sono stati effettuati 47 trapianti (26 di fegato, 21 di rene compreso uno con donatore vivente) con 34 nuovi donatori, 53 donatori segnalati, 4 idoneità e 16 opposizioni. Nel 2017 i trapianti totali erano stati 83 (43 fegato e 40 rene): «Questi dati però sono esplosi tra giugno e luglio» ha spiegato la De Pace, che si è poi soffermata sull’aspetto umano del lavoro omaggiando la componente infermieristica e i rianimatori: «Trasferiscono la vita da una persona all’altra e sono loro a chiedere ai famigliari la non opposizione al prelievo, laddove non c’è stata una dichiarazione di volontà del paziente. Questa è la parte più difficile del lavoro, è la domanda meno opportuna nella situazione meno opportuna ma quello è anche il momento in cui si offre una relazione di aiuto». Presenti all’incontro anche il Rettore dell’Università Politecnica delle Marche Sauro Longhi: «Facciamo crescere i nostri specializzandi per farli diventare i migliori chirurghi del mondo e puntiamo a fare in modo che l’allievo superi il suo maestro» e il responsabile della clinica di chirurgia dei trapianti Marco Vivarelli: «Il nostro impegno è soprattutto quello di tenere vivo il paziente e non è banale, molti arrivano in sala operatoria con aspettativa di vita anche di ore come nel caso delle epatiti fulminanti, a fine anni ’80 la mortalità a 30 giorni dall’intervento era il 20%, nell’ultimo anno e mezzo non ci sono stati decessi anche se facciamo interventi più complessi della media come su persone già operate, anziani o persone con trombosi». Vivarelli ha anche ricordato che non esiste un limite di età per le donazioni: «Nel 2009 qui è stato trapiantato il fegato di una 93 enne su una 54 enne con ottimi risultati». In sala anche Elisabetta Cerutti, dirigente di Anestesia e Rianimazione dei Trapianti: «Il nostro è un lavoro di equipe con l’impegno completo di tutte le componenti dell’ospedale», il dottor Abele Donati, direzione di Anestesia e Rianimazione Generale: «Domenica scorsa il medico che smontava dal turno si è trattenuto oltre orario e siamo riusciti a trattenere in vita il paziente fino alla donazione», Gianluca Svegliati Baroni, dirigente della clinica di gastroenterologia: «Negli anni ’90 il paziente con la cirrosi veniva accompagnato fino alla morte come in oncologia, oggi grazie ai trapianti c’ un’evoluzione culturale anche in ospedale» e Andrea Ranghino, dirigente di Nefrologia, dialisi e trapianto di rene: «L’anno scorso proprio ad Ancona abbiamo effettuato un trapianto da paziente HIV positivo su un ricevente HIV positivo grazie a una autorizzazione speciale del Centro Nazionale dei Trapianti. In Italia esiste solo un altro caso all’ospedale di Varese e il paziente affetto da HIV ora è uguale alle altre persone anche nella donazione».

Il futuro prevede la stipula di una convenzione con la Regione Umbria (sono già diversi i pazienti che vengono a curarsi ad Ancona) e una sinergia per la formazione e la donazione, ma anche lo sviluppo della donazione a cuore fermo.
 

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