Salute

Marta, malata ai reni tenta la cura sperimentale: «Vedo la luce in fondo al tunnel»

I medici modenesi fanno sapere che si tratta di una procedura del tutto eccezionale che rientra nel cosiddetto "uso compassionevole di un farmaco"

La paziente Marta

Marta è una fabrianese di trent'anni e da tempo convive con una malattia autoimmune grave: una glomerulonefrite a depositi mesangiali di IgA (IgAN), ossia un’alterazione della funzione dei glomeruli, minuscoli gomitoli di vasi sanguigni del rene che filtrano il sangue, primo processo svolto dal rene nella formazione dell'urina. Da febbraio di quest'anno la trentenne ha deciso di intraprendere una  terapia sperimentale somministrata dai medici del reparto di Nefrologia e Dialisi dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena.

La storia di Marta | VIDEO

Due anni fa la situazione dei reni di Marta ha cominciato a degenerare rapidamente, tanto da aumentare il rischio di dover ricorrere alla dialisi e al trapianto. A quel punto i medici del reparto di Nefrologia e dialisi, diretta dal professor Gianni Cappelli di Unimore, hanno deciso di tentare con una terapia sperimentale e parallelamente di iniziare la valutazione di idoneità a poter ricevere un rene da sua madre Olga. «Il nuovo farmaco – commenta il dottor Giacomo Mori, nefrologo responsabile della lista trapianti – sta lavorando bene e questo ci consente di effettuare lo screening propedeutico al trapianto da vivente. Non è una garanzia assoluta che Marta non dovrà sottoporsi a un periodo di dialisi, ma i dati clinici di Marta ci danno speranze che questo rischio non sia al momento elevato. Inoltre, la generosità della mamma di Marta, che si offerta come donatrice per trapianto da vivente, ci consentirà di limitare la somministrazione di farmaci steroidei, vista l’ottima compatibilità tra madre e figlia. Potremo procedere appena dopo l’estate, ma speriamo di poter posticipare il più possibile questa procedura sperando che la terapia sperimentale stabilizzi la funzione renale di Marta il più a lungo possibile». I dottori fanno sapere che la terapia rientra rientra nel cosiddetto uso compassionevole di un farmaco sottoposto a sperimentazione clinica al di fuori della sperimentazione stessa. Si tratta di una procedura eccezionale, che può essere utilizzata solo in pazienti affetti da malattie gravi o rare quando, a giudizio del medico, non vi siano ulteriori valide alternative terapeutiche, o nel caso in cui il paziente non possa essere incluso in una sperimentazione clinica. «Ero disperata e depressa - spiega la paziente - non vedevo una soluzione alla mia sofferenza. Con questo progetto terapeutico tracciato e grazie a mia madre che mi donerà il suo rene posso vedere la luce in fondo al tunnel».

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