Mercoledì, 29 Settembre 2021
Salute

Marche quinta per sanità pre Covid in Italia, Mangialardi (Pd): «Un dato che dice molto»

Dice il capogruppo dem: «Ulteriore dimostrazione di quanto sia poco credibile il becero populismo della destra»

Il consigliere regionale del Partito Democratico Maurizio Mangialardi commenta le valutazioni del ministero della Salute sui livelli essenziali d’assistenza riferiti all’anno 2019 che vedono le Marche collocarsi al quinto posto su scala nazionale, dietro soltanto a Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia. «La promozione a pieni voti della sanità marchigiana - si legge nella nota - da parte del ministero della Salute, che vede la nostra regione collocarsi al quinto posto a livello nazionale nei livelli essenziali di assistenziali pre Covid, significa una cosa molto chiara e inequivocabile: le politiche sanitarie del centrosinistra, tra cui l’applicazione dell’ormai noto decreto Balduzzi, non solo non hanno intaccato l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini, ma ne ha perfino innalzato gli standard qualitativi. Ed è un’ulteriore dimostrazione di quanto sia poco credibile il becero populismo della destra, sempre pronta a distorcere fatti e a soffiare sul fuoco dei problemi, senza mai dare soluzioni».

«Ma chi è bravissimo a demolire il lavoro altrui – afferma Mangialardi – spesso poi non sa costruire. E lo abbiamo visto molto bene in questo primo anno della giunta Acquaroli, dove non a caso per lungo tempo il Piano Socio-Sanitario Regionale predisposto dalla precedente amministrazione non è stato neppure scalfito. Peggio ancora, però, sono le modifiche che la nuova maggioranza ha iniziato ad apportare con la delibera dello scorso agosto. Noi stessi, sia in campagna elettorale prima che dai banchi di minoranza del consiglio poi, in questi mesi abbiamo più volte invocato un cambio di direzione e chiesto al governo nazionale una profonda revisione del decreto Balduzzi. Perché se vero, come certifica il ministero della Salute, che le performance raggiunte fino al 2019 ci ponevano ai vertici nazionali, avrebbe dovuto essere altrettanto chiaro che l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia avrebbe reso necessario un cambio di passo per lasciare margini maggiori alle Regioni al fine di innovare i servizi e aumentarne l’efficacia».

«È stata ancora una volta una nostra battaglia – continua il capogruppo dem – non della destra, attardata nella sua propaganda demagogica, esclusivamente incentrata sull’abolizione degli ospedali di primo livello e sulla fantomatica riapertura dei piccoli ospedali. Non a caso, le modifiche agostane approvate con sciocco trionfalismo dalla maggioranza, non sono riuscite ad andare oltre all’azzeramento della programmazione di nuovi ospedali moderni e tecnologicamente avanzati, con personale formato e adeguato in termini di organico e di competenza, oltre i quali oggi resta il nulla. Una pochezza disarmante, ma anche pericolosa, perché dimostra che dopo un anno e mezzo di pandemia i vari Acquaroli, Saltamartini e Ciccioli non hanno ancora capito che il Covid ha mutato per sempre il rapporto tra cittadini e sanità e che non ha alcun senso continuare a parlare di strutture ospedaliere senza pianificare e investire sul ripensamento, nonché il rafforzamento, di una medicina del territorio più vicina agli utenti, con ospedali e case di comunità, servizi di assistenza domiciliare e telemedicina. Tutto ciò fa propendere sul fatto che difficilmente i livelli di efficienza raggiunti e fotografati dai dati del ministero della Salute potranno essere confermati in futuro. Seppur tardivamente, e purtroppo inutilmente, il tempo è stato galantuomo con l’Amministrazione Ceriscioli, almeno per quanto riguarda la politica sanitaria. Una politica con una visione complessiva che ha avuto grandi difficoltà di gestione e un non adeguato approccio di condivisione con il territorio, ma perseguiva obiettivi sicuramente lungimiranti. L’auspicio è che sia più tempestivo nel rivelare gli inganni della destra che pericolosamente continua a fare campagna elettorale sulla salute pubblica, con gravi rischi per tutti i cittadini».

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