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Bimbi prematuri, che gioia ritrovarsi tra le famiglie: «Hanno una voglia di vivere eccezionale»

Al Salesi i bambini nati prematuramente e le loro famiglie hanno festeggiato la giornata mondiale della prematurità. Iniziative anche in città

Sono nati prima del tempo standard della gravidanza, alcuni molto prima e altri addirittura troppo. Oltre a questo i bambini che oggi si sono radunati al Salesi con le rispettive famiglie per la Giornata mondiale della prematurità hanno un’altra cosa in comune: l’incredibile voglia e gioia di vivere. A dar loro il benvenuto nella sala giochi dell’ospedale c’erano l'animatrice Laura Cacciani e Tiffany, il cane della Pet-therapy che ha fatto le feste ad ogni bimbo. Mamma e papà abbracciavano dottoresse e infermiere della Terapia Intensiva Neonatale (TIN), qualcuna di loro presentata al piccolo come “zia”. Al secondo piano una parete è stata allestita con le foto e i nomi dei bimbi prematuri e la giornata tematica non si è limitata al Salesi. La fontana di piazza Roma e il Teatro delle Muse infatti sono stati illuminati di viola come altri monumenti in tutto il mondo. 

La ricorrenza è stata patrocinata dal Comune di Ancona e al pomeriggio del Salesi hanno contribuito l’Associazione Patronesse e il reparto di neonatologia, mentre il collage di foto e i cartelloni colorati sono stati realizzati dall’infermiera Lucia Scudiero. A giocare con Tiffany c’erano bambini di ogni età, dal più piccolo di pochi mesi alla più grande di 11 anni. Tra loro c’era anche Tommaso, un anno e chioma bionda. Accanto a lui l’affetto di mamma Silvia Bronzi e Papà Francesco Marinelli.

 «So che alcuni bimbi prenati hanno poi conseguenze che si trascinano a vita, ma in questo reparto medici e infermieri hanno fatto e fanno un lavoro grandioso anche con fondi limitati- ha detto Francesco nel ringraziare tutto il personale della TIN e le Patronesse - in quanto ai bambini posso dire che hanno una marcia in più, una grinta e una voglia di vivere eccezionale». Molte mamme e papà si sono conosciuti in corsia, si salutavano chiamandosi per nome proprio come in una grande famiglia. 
 

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