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Domenica, 28 Novembre 2021
Politica Jesi

Carlo Urbani, l’emergenza è reale: «La coperta è troppo corta, il servizio è al limite»

La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Simona Lupini si è recata in visita al Pronto Soccorso del Carlo Urbani di Jesi riscontrando diverse criticità

Sono tante le criticità che colpiscono l’ospedale “Carlo Urbani” di Jesi, emerse anche in questi ultimi giorni sulla stampa: la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Simona Lupini ha scelto di approfondire da vicino la situazione, passando una giornata al Pronto Soccorso e all’Emergenza Territoriale, insieme agli operatori e alle operatrici.

«Ringrazio davvero il primario e il personale, con cui ho condiviso quasi un intero turno: dalle difficoltà logistiche agli operatori assediati di richieste e con carichi di lavoro impossibili, ho ascoltato e imparato molto» racconta la consigliera, vicepresidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali «Tra poco dovremo scrivere il nuovo Piano Socio-Sanitario, e ci serve la voce degli operatori». La consigliera torna in Consiglio con dati aggiornati sui fabbisogni dell’Ospedale, e in particolare del settore emergenza, quel 118 che risponde costantemente alle urgenze dei cittadini: «C’è una “emergenza del settore emergenza”, con una carenza grave di personale medico, soprattutto in Area Vasta 2 e in Area Vasta 3, e un personale infermieristico che è sotto pressione. La coperta è troppo corta: per coprire i buchi al Pronto Soccorso, si devono impiegare i pochi medici del 118, e il risultato è un servizio sempre al limite. Sono urgenti la stabilizzazione del personale precario e interventi per trattenere i medici sul territorio, fermando l’esodo verso le Regioni vicine».

Un patrimonio di competenze e di generosità, quello degli operatori dell’emergenza territoriale, che ha bisogno di risposte chiare dalla politica: «Riforme davvero efficaci non si possono studiare a tavolino, ma solo toccando con mano i problemi che gli operatori vivono tutti i giorni sulla loro pelle. Depositerò atti specifici, che vadano a toccare le carenze e i bisogni di questo complesso settore. Quello delle auto mediche ed infermieristiche è un incastro complesso, che interagisce con il prezioso sistema del volontariato e delle pubbliche assistenze. Dobbiamo pensare insieme agli operatori una nuova mappatura delle postazioni di emergenza territoriale, che permetta di rispondere alla carenza di medici. Pensiamo a valorizzare le figure dell’infermiere e degli operatori tecnici, come gli autisti soccorritori. Partendo da loro, possiamo mettere al centro il servizio pubblico e costruire un presidio capillare ed efficiente sul territorio».

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