Contenitori dismessi, Sessantacento: “Occasioni per ripensare la città”

Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione dell'associazione 60100 sulla vendita dei contenitori dismessi come l'ex sede della Provincia, il Savoia, la Caserma dei VV.F , il Salesi

Il palazzo dell'ex Provincia di Ancona

Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione  dell’associazione 60100

"Spettabile redazione,
scrivo questa breve riflessione prendendo spunto dalle discussioni apparse ultimamente sulla stampa locale in merito all’asta pubblica per l’alienazione della ex sede della Provincia di Ancona di corso Stamira, la quale per mille motivi, sui quali sarebbe bene fare un approfondimento, non ha avuto riscontro.

Credo che la vendita da parte di Enti Pubblici di beni che appartengono alla Comunità, seppure essi hanno perso la loro funzione storica, debba basarsi su due concetti fondamentali:

•         il valore immobiliare non è di proprietà esclusiva dell’ente cui appartiene, ma della collettività.
•         gli immobili dismessi costituiscono un’occasione per ripensare la città in termini innovativi.

Dunque i soldi che sono serviti per costruirli, mantenerli e bonificarli (che se sommati sono davvero tanti) rappresentano risorse della collettività, che al momento della semplice alienazione, non producono un vantaggio reale per la Città che li ha sostenuti e cui quei beni appartengono.

Perciò queste occasioni, molto diffuse in Ancona, dovrebbero fornire lo spunto per “destrutturare la Città” andando a ricostruirla in opere che costituiscano un vantaggio collettivo evitando quindi che quantità ponderose di denaro si disperdano in capitoli di bilancio in cui sono accumulati debiti fatti chissà come.

Penso che una quota dei proventi debba essere destinata ad opere di interesse collettivo, quali l’edilizia sociale, attrezzature per lo sport e la cultura, che debbono appartenere alla prassi di ogni progetto di alienazione del patrimonio pubblico .

Occorre pensare a tutti questi volumi, vedi il Savoia, la Caserma dei VV.F , il Salesi, non come occasioni di copertura del debito, ma di  rigenerazione urbana per favorire la capacità abitativa e l’incremento di aree verdi, in un tessuto urbano troppo congestionato .
Esistono e sono già in atto in altre regioni procedure di “Decollo della Cubatura” attraverso la demolizione e successivo “atterraggio” in nuovo aree; queste operazioni producono un saldo zero per il consumo del territorio, rendendo possibile la vendita unitaria di grandi immobili, difficilmente realizzabile, attraverso pacchetti di cubatura che possono essere ceduti a  più operatori.

Sarebbe bene frenare questa corsa alle svendite di fine mandato che rischiano di pregiudicare la possibilità di un progetto di riqualificazione urbana.

Davide Barigelli
Stefano Tombolini
(Sessantacento Ancona)"

 

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