Uscita nord: «Si faccia entro il 2030 o il porto rischia il declassamento»

Imprenditori, commercianti e sindacalisti a favore del progetto sull'uscita del porto. Il tema è stato affrontato in un consiglio comunale aperto

Rodolfo Giampieri a Palazzo del Popolo

Non solo opposizione, maggioranza e giunta. Al consiglio comunale aperto convocato per discutere lo stato del progetto per l’uscita dal porto c’erano anche sindacati, associazioni di categoria e istituzioni. Il progetto è stato applaudito praticamente da tutti, gran parte dell’attenzione è stata posta sulla rapidità di realizzazione e sulla necessità di interventi urgenti sulla viabilità tra lo scalo e il quartiere di Torrette. 

L’”ultimatum” dell'Autorità Portuale

Il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Rodolfo Giampieri, è stato tra i primi a prendere la parola ed ha lanciato un monito alle istituzioni: «Se entro il 2030 il collegamento con la grande viabilità non rientrerà negli standard europei, il rischio è che Ancona possa perdere lo status di porto “core”, ovvero internazionale». Internazionalità dello scalo che Giampieri stesso ha sottolineato con dei dati: 6.000 ccessi di lavoratori al giorno, 2.200 toccate di navi all’anno, 8,7 milioni di merci in transito, 1 milione e 200 mila passeggeri (contro i 900 di 4 anni fa). 

Regione e associazioni

Lorenzo Catraro, referente per la Regione Marche, ha ricordato l’istituzione ha chiesto al Governo 1 milione di euro per lo studio di fattibilità dell’arretramento della ferrovia e 2 milioni per quello riguardante la connessione porto-interporto-aeroporto: «Massimo sostegno a questa iniziativa, non c’è un “voi e noi” ma solo un “noi”». Per la Camera di Commercio è intervenuto Marco Pierpaoli: «Se si chiede alle imprese di competere in un sistema globale devono esserci pari condizioni. Questa uscita è una priorità assoluta». Anche Confindustria Marche, con Luca Lanari, ha ribadito che: «Le segnalazioni dalle imprese che un’uscita dal porto efficiente aumenta la competitività». Fausto Bianchelli (CNA) ha introdotto il tema della vivibilità nei quartieri al nord: «Non è sostenibile percorrere 2 km in 45 minuti nei mesi di punta, bisogna togliere il semaforo davanti all’ospedale e sostituirlo con un sovrappasso. Occorre anche la presenza fissa dei vigili all’incrocio tra la Flaminia e via Conca, ma anche scaglionare gli imbarchi/sbarchi e velocizzare il terminal merci». Giancarlo Gioacchini (Confesercenti): «Se non si risolve il problema di questa uscita Ancona resterà una città di serie B- ha detto lo storico commerciante- da Falconara in giù gli utenti non vengono ad Ancona e questa è un’opportunità da non perdere». L’associazione “Stop al degrado” è intervenuta con Stefano Morellina, che ha parlato anche da tecnico in quanto ex dirigente di Rfi: «L’interramento all’altezza della frana stabilizza la frana stessa- ha detto l’ex responsabile territoriale Rfi- appesantire il piede della frana è un beneficio». Morellina ha poi auspicato una nuova rotatoria tra via Conca e via Flaminia per fluidificare il traffico: «Per esperienza diretta vi dico che l’uscita nord la vedremo tra 5 o 10 anni». 

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I sindacati

Valeria Talevi (FILT- CGIL Marche- FILLEA) ha sottolineato la crescita occupazionale che la realizzazione dell’uscita nord comporterebbe: «Chiediamo però anche qualità dei lavori e vigileremo sulla legittimità degli appalti e sulla sicurezza dei lavoratori». Alessandro Mancinelli (USR CISL Marche): «Non possiamo perdere ulteriore tempo, per chi viene a lavorara da Torrette ad Ancona ogni giorno è una guerra- ha detto il sindacalista- quello inoltre è un quartiere da 5.500 abitanti. Il porto? Non crescerà mai se non migliorano ingresso e uscita». Giorgio Andreani (UIL Marche): «Bisogna contestualizzare l’opera, il porto non è di Ancona, ma delle Marche, il baricentro dell’Adriatico». Poi l’ok alla proposta di riattivare la stazione marittima avanzata dal gruppo consiliare Altra Idea di Città: «Il ferro non è alternativo al trasporto su gomma, piuttosto è complementare». 

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