Stabile, la Regione dà l’ultimatum: “Sbloccare i fondi entro lunedì”

A dare l'ultimatum, nel corso di un vertice di ieri, l'assessore regionale alla Cultura Marcolini, che ha chiesto un impegno immediato al Municipio di Ancona sul fronte del ripianamento dei debiti dell'ente di prosa

Un compito non facile, quello del commissario Corona: venire a capo in poco più di un weekend della questione che ha tenuto in scacco tutto il Consiglio comunale di Ancona per due anni, ovvero i debiti dello Stabile.

A dare l’ultimatum, nel corso di un vertice di ieri, l’assessore regionale alla Cultura Marcolini, che ha chiesto un impegno immediato e concreto - che dovrebbe manifestarsi entro lunedì prossimo - al Municipio di Ancona sul fronte del ripianamento dei debiti dell’ente di prosa, e che dovrebbe tradursi nello sblocco di quei 1,7 milioni (o almeno una parte di essi) già iscritti al Bilancio 2012 del Comune, per dare il via al piano di risanamento. A quel punto sia la Regione (per 900mila euro) che la Provincia (per 400mila euro) potrebbero fare la loro parte per il salvataggio della Fondazione.
Corona si trova di fronte a un bivio pieno di insidie: procedere con il pagamento sfidando i dubbi di Corte dei Conti (che segnalò il caso alla Procura prefigurando l'ipotesi di danno erariale) e revisori contabili del Comune, oppure non dare il via libera, eventualità che aprirebbe la strada ad un possibile commissariamento dalle conseguenze imprevedibili (dalla liquidazione della fondazione al licenziamento dei dipendenti, passando per la cancellazione della stagione teatrale).
La situazione è ingarbugliata e manca chiarezza, anche sul debito dell’ente: che potrebbe raddoppiarsi passando da 3 a 6 milioni se, come ricorda il Messaggero, i restanti 3 milioni di crediti vantati dallo Stabile non fossero ritenuti più esigibili.

Come se non bastasse in ballo c’è anche l’annosa questione della fusione delle due fondazioni Muse e Stabile, sulla quale si incartò la Giunta Gramillano per veti incrociati dell’opposizione ma anche del Cda delle Muse, che temevano uno strapotere regionale sul teatro dorico e un inutile sacrificio della produzione lirica senza benefici per la prosa. Decisione, quest’ultima, che sarà presa nel prossimo Consiglio.

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