Tariffe mensa scolastica, Urbisaglia (Pd): «Così ci rimettono le lavoratrici»

Il consigliere comunale del Pd pone l'accento sulla decisione, a suo dire scellerata, di eliminare la quota fissa della mensa scolastica

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Come padre di due ragazzini che usufruiscono del servizio mensa del comune di Ancona, posso testimoniare da sempre una qualità del servizio, una pulizia dei luoghi e una professionalità del personale che mi fanno stare, senza ombra di dubbio, tranquillo rispetto alle mani in cui sono affidati i miei ragazzi. 

Detto questo, dalla bagarre di questi ultimi giorni, venutasi a creare intorno agli aumenti (reali o presunti), delle tariffe mensa, registro con preoccupazione che il rischio più grande possa ricadere sopra la testa delle lavoratrici della cooperativa che gestisce le mense degli asili e delle scuole. Parto dalla scellerata proposta di eliminare la quota fissa della tariffa mensile della mensa, proposta fatta, forse,  da chi pensa che non esistano costi fissi nella gestione di un servizio di somministrazione di alimenti complesso come le mense, con i suoi centri di cottura sparsi nelle varie strutture, oppure, peggio ancora proposto da chi pensa, che le lavoratrici possano essere chiamate a lavorare all’occorrenza, a giornata o peggio a cottimo. Ritengo che prima di fare certe proposte (ma anche di accoglierle), è obbligo fermarsi a riflettere su quali potrebbero essere le ricadute in termini lavorativi e occupazionali di persone che già subiscono le restrizioni di contratti frutto di gare di appalto a ribasso.

Per quanto riguarda invece il discorso degli sprechi , si vuole far passare il messaggio che dalle cucine escano più pietanze di quelle dovute e a causa di questo molto cibo vada sprecato, questa cosa non solo non è vera, ma va ricordato che esiste una tabella nutrizionale, corredata da menù e grammature di alimenti previsti per ogni bambino  e va specificato che il cibo che va buttato è quello che rimane nei piatti dei bambini (e quindi un più utilizzabile), e non cibo cotto in eccesso.

Da tempo infine, mi domando, come mai si continui a dar seguito a chi insiste a chiedere il cibo biologico nelle mense comunali, lo ritengo un inutile aggravio di costi che potrebbe essere ben sostituito con cibo a km zero o di produttori locali, altrettanto sano e che consentirebbe all’Amministrazione risparmi da reinvestire in altri capitolati della futura gara d’appalto delle mense. Concludo dicendo che proposte e critiche sono ben accette, così come le raccolte firme (meglio se accompagnate da un testo in cui si spiega cosa si richiede), il mio auspicio e il mio richiamo, tuttavia,  è che ogni azione portata avanti tenga anche conto delle possibili conseguenze che potrebbero andare a ricadere sulla testa di lavoratrici che in questi anni hanno garantito standard di servizi e qualità di lavoro invidiabili.

Il consigliere comunale Diego Urbisaglia 

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