Liquami in mare, ok al progetto anti sversamenti: nelle bollette i soldi per realizzarlo

Doppia seduta dei consigli comunali di Ancona e Falconara ma per attuare l’intervento servirà il via libera dei 45 Comuni della Provincia

i sindaci Goffredo Brandoni e Valeria Mancinelli

Oltre 36 milioni di euro che, se non si reperiranno in bandi nazionali o europei, saranno spalmati sulle bollette degli utenti. A tanto ammonta la spesa ipotizzata per contrastare il fenomeno degli sversamenti fognari in mare tra Ancona e Falconara realizzando vasche di raccolta delle acque piovane a Collemarino, opere analoghe a mezza costa a Falconara, bonificando ed eliminando le acque nere dai fossi Manarini e della Palombina e una nuova tubatura che porterà le acque da Falconara Alta direttamente al depuratore Vallechiara. Progetto firmato dall'Università Politecnica delle Marche per limitare al massimo, non eliminare, il problema dei divieti di balneazione con i relativi danni economici al comparto dei balneari di Palombina Vecchia e Nuova. Il progetto è stato recepito in un atto di indirizzo votato dai rispettivi consigli comunali. Due sedute. Mattina a Palazzo degli Anziani, pomeriggio al Castello di Falconara Alta. Fatto questo passaggio servirà almeno un altro anno per la progettazione degli interventi. Poi le gare d’appalto e l’avvio dei cantieri. Sempre che si trovino gli stanziamenti. L’opera, volendo considerarla unica, da realizzare a stralci, dovrà essere ricompresa nel Piano degli Investimenti del Servizio Idrico Integrato, gestito dall’Aato. Va dunque modificato il Piano degli Investimenti attraverso il voto di maggioranza dell’assemblea composta dai 45 Comuni della Provincia di Ancona. Primo scoglio: Ancona e Falconara, pur popolose, non hanno la maggioranza da sole e devo convincere gli altri Comuni ad aumentare di circa 6 milioni l'anno (per i 6/7 anni ipotizzati per la consegna definitiva) la voce investimenti che già segna in media 15/20 milioni l’anno per tutta la Provincia.

Senza entrate straordinarie – da bandi, appunto – gli investimenti si finanziano con una quota in bolletta. Va detto, tuttavia, che pur producendo effetti negativi su Ancona e Falconara, il collettore fognario in questione serve anche Chiaravalle, Montemarciano e Camerata Picena. E che senza un contributo solidale di tutti i Comuni, i più piccoli non potrebbe sostenere da soli interventi nei loro territori: la realizzazione di un depuratore, di nuove tubature, eccetera. «Il ruolo dei sindaci – ha detto la prima cittadina dorica Valeria Mancinelli - non è di suggerire soluzioni tecniche ma valutare costi e benefici delle varie proposte e indicare la strada migliore. Per flessibilità di intervento, per spesa (inferiore alle altre proposte) questo è la migliore. Il modello è quello di Rimini dove i vari soggetti hanno lavorato insieme affrontando la realtà e non affidandosi allo sciamano di turno. L’intervento a stralci potrà farci vedere qualche beneficio subito ma bisogna dire la verità: la soluzione definitiva arriverà fra anni». A fianco dei progetti le due amministrazioni lavoreranno per chiedere a Regione e Arpam un protocollo per ridurre i tempi dei divieti. Sul modello romagnolo dove le ordinanze fissano in 18 ore il divieto di balneazione a seguito di sversamenti. «Abbiamo deciso di lavorare insieme – ha detto il sindaco falconarese Goffredo Brandoni – perché non c'è un muro che divide i nostri due comuni. Io e la collega Mancinelli ci abbiamo messo la faccia. Dividere le acque chiare da quelle scure? L'intervento era costoso, avremmo dovuto cambiare tutte le tubature e costringere le famiglie a effettuare lavori in casa per modificare gli allacci. Per questo si è scelta la strada indicata dalla Politecnica». 

Vari gli interventi dei gruppi consiliari e differenti le posizioni anche all'interno dello stesso partito. Se il Pd anconetano ha votato compatto per il sì, quello falconarese si è astenuto causa «la mancata condivisione del percorso – ha detto il capogruppo dem Franco Federici – la soluzione delle vasche volano era già stata individuata in passato ma non era necessario partire con un progetto ex novo. Falconara ha perso tempo e risorse. Pur convidendo il progetto, la situazione attuale è figlia dei ritardi accumulati». E i bagnini? Per Alessandro Filippetti, presidente del consorzio Falcomar «è positivo che si sia individuato un percorso e ora è necessario che tutti si adoperino. Ancona e Falconara, per porto e aeroporto, sono il biglietto da visita delle Marche. La questione è dunque regionale e mi aspetto che anche altri soggetti, sovraccomunali, facciano la loro parte per arrivare, nel tempo, ad avere una soluzione di questa problematica».

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