Striscione di CasaPound sulla casa dello spaccio: «Ancona è cambiata, è ora di ammetterlo»

“Spaccio e violenza: questa la vostra integrazione” con queste parole i militanti di CasaPound Ancona hanno commentato la vicenda della ventiduenne italiana stuprata e vittima per mesi del proprio aguzzino

Lo striscione Casa Pound sul ponte degli Archi

“Forse è arrivato il momento di ammettere che Ancona ha un problema di sicurezza. L’escalation di crimini a cui stiamo assistendo non può essere frutto del caso ed è ormai diventato inutile girare la testa da un’altra parte". La pensa così Emanuele Mazzieri, responsabile provinciale di CasaPound che, in un comunicato stampa, commenta la vicenda della casa dello spaccio, dove la Polizia ha fermato un nigeriano accusato di aver stuprato ripetutamente per mesi una giovane anconetana sotto effetto di eroina. Parole che arrivano nel giorno in cui, sul ponte degli Archi, campeggia uno striscione firmato proprio da Cp. “Spaccio e violenza: questa la vostra integrazione”. 

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"Il modello di città, che la sinistra ha portato avanti da diversi anni a questa parte, sta sostanzialmente fallendo. Interi quartieri sembrano essersi arresi alla nuova normalità fatta di degrado, criminalità, droga e violenza - prosegue la nota di Mazzieri - Ci saremmo aspettati un impegno condiviso da tutte la parti politiche per cercare di arginare queste problematiche, ma, dal momento che la maggior parte di questi crimini vengono commessi da stranieri, la sinistra anconetana ha preferito chinare la testa ed ignorare tali situazioni per non mettere in discussione la propria narrazione riguardante l’immigrazione. L’appartamento di via Pergolesi dove si sono consumate le violenze, era una nota piazza di spaccio ed era occupato abusivamente. Solo qualche giorno fa un blitz della polizia aveva scovato in quella casa nove immigrati irregolari, oltre alla droga e al materiale per confezionarla e distribuirla. Durante il controllo gli occupanti avevano aizzato un pitbull contro i poliziotti ed un agente era rimasto ferito. In questo appartamento si sarebbero consumate le violenze e gli abusi sessuali nei confronti della giovane anconetana. Il suo carnefice, il capo del gruppo, approfittava delle sue debolezze, dello stordimento causato dall’eroina, per violentarla ripetutamente. Un caso che è pericolosamente simile a quelli di Pamela e di Desirée, che per fortuna varia nel finale: la ragazza di Ancona è riuscita a salvare la propria vita. Un caso che ci ricorda quanto lo stato possa essere assente. Infatti, stando ad alcune ricostruzione, la giovane non sarebbe stata la sola ad essere stata vittima di violenze sessuali in quella casa. In un momento come questo non possiamo che esprimere tutta la nostra solidarietà alla giovane vittima di crimini così odiosi. Ma affinché casi del genere non succedano mai più è necessaria una risposta politica, che sappia andare oltre l’indignazione sensazionalistica di pochi giorni o a soluzioni di dubbia utilità come il taser ai vigili urbani. È necessario che i cittadini si riapproprino dei quartieri e che la parte perbene della città alzi la voce. È necessario che torni ad esserci certezza della pena e che le mille giustificazioni che si tirano in ballo solo quando a commettere un crimine è uno straniero vengano finalmente riconosciute per le menzogne che sono. È necessario che la politica torni ad interessarsi di questa città e dei suoi cittadini. Le strade sono nostre. Le strade sono degli anconetani. È ora di ricordarcelo”.

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