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Domenica, 23 Giugno 2024
Politica

Soppressione del "numero chiuso" e delle prove di ammissione ai corsi universitari

Proposta di legge alle Camere ad iniziativa del Presidente del Consiglio regionale, Dino Latini, attraverso la quale si prevede l’abrogazione della normativa in materia attualmente vigente

ANCONA - Soppressione del cosiddetto “numero chiuso” e delle prove di ammissione ai corsi universitari. Si inserisce nell’ampio dibattito in materia, avviato nell’ultimo periodo a livello nazionale, la Proposta di legge alle Camere ad iniziativa del Presidente del Consiglio regionale, Dino Latini.

L’atto propone di abrogare la legge 264 del 1999  sulle “Norme in materia di accesso ai corsi universitari” con la quale è stata introdotta la programmazione per le facoltà di medicina e chirurgia, veterinaria, odontoiatria – protesi dentaria e architettura, con la possibilità  di predisporre a livello locale il numero degli iscritti sulla base di alcuni parametri quantitativi (posti disponibili nelle aule, attrezzature e laboratori scientifici, personale docente e tecnico in servizio). Secondo Latini l’attuale metodo di selezione, tramite quiz, per l’accesso al corso di laurea in medicina e chirurgia “presenta riconosciute e gravi criticità, anche in considerazione del fatto che le dinamiche demografiche dimostrano in modo inequivocabile che, entro pochi anni, il numero di medici in Italia sarà assolutamente inadeguato alle esigenze del Servizio sanitario nazionale”.

Una riflessione complessiva, si fa presente, resa ancor più opportuna considerata l’emergenza sanitaria determinata dalla recente pandemia. “C’è poi da considerare che la previsione di una selezione su scala nazionale – aggiunge Latini – ha comportato un’irrazionale e costosa mobilità forzata degli studenti, con oneri che ricadono sui relativi nuclei familiari. Di fatto, l’introduzione del numero chiuso ha prodotto conseguenze negative per il sistema universitario, per il servizio sanitario e per l’intero Paese”. In base a tutto questo viene avvertita la necessità di “rivedere le condizioni di accesso alle facoltà a numero chiuso, partendo da quella di medicina” e contemporaneamente di prevedere “un’adeguata programmazione quantitativa e qualitativa della formazione specialistica”. La proposta, quindi, è quella di procedere all’abrogazione della legge del 1999, facendo comunque salva la posizione degli studenti già ammessi.

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