Sinistra Italiana: «la sanità non in mani private. L'iter rimanga in mano alla Regione»

Un lungo comunicato dove si elencano i motivi per cui è importante in questa fase di emergenza che i fondi siano gestiti dal pubblico e non da enti privati che «ha il compito di prendere le decisioni migliori nell'interesse e nella valorizzazione del bene comune»

Foto di repertorio

«Stiamo vivendo un’emergenza sanitaria imprevista e imprevedibile - spiega Sinistra italiana in un lungo comunicato - siamo ancora in un tunnel in cui la luce stenta a vedersi. È evidente a tutte e tutti come questo non sia il tempo delle polemiche politiche, tuttavia non possiamo nascondere tutte le nostre perplessità per le ultimissime scelte fatte dalla Regione Marche».


Domenica 22 marzo il Presidente Luca Ceriscioli ha contattato Guido Bertolaso «perché - si legge - è sua intenzione realizzare nel territorio marchigiano una nuova struttura temporanea dedicata alla terapia intensiva. Nel merito, si tratta di una struttura di cento posti letto, per un costo complessivo di 12 milioni di euro. I tempi strettissimi entro i quali si vuole realizzare questa opera hanno spinto il Presidente Ceriscioli a prendere carta e penna e scrivere alle imprese marchigiane per chiedere loro di contribuire alla spesa. È evidente il tentativo di replicare, ancora una volta, il modello di gestione dell’emergenza adottato già tante, troppe volte in passato. Si costruisce, si spende e, ad emergenza passata, si smantella. Di più: la raccolta dei fondi non è gestita da un ente pubblico, ma viene affidata ad un’istituzione privata – l’Ordine dei Cavalieri di Malta – scelta arbitrariamente da Guido Bertolaso. Noi crediamo che, a maggior ragione in una situazione emergenziale, la guida debba restare saldamente in mano pubblica. È il pubblico che ha il compito di prendere le decisioni migliori nell’interesse e nella valorizzazione del bene comune. Ed è sempre al pubblico che spetta l’onere di recuperare e gestire il denaro necessario. Il necessario potenziamento delle strutture di terapia intensiva - così come il reperimento di posti letto - può e deve essere effettuato in strutture ospedaliere esistenti e permanenti, opportunamente riqualificate; o nelle strutture private che debbono essere messe a disposizione delle esigenze pubbliche». 

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Infine conclude: «Ringraziamo, ovviamente, i privati, i professionisti e tutte le aziende che hanno contribuito e che vorranno contribuire, dando il loro apporto (come fatto, ad esempio, da chi ha riconvertito le proprie produzioni per fabbricare mascherine, camici ed altro materiale sanitario). Crediamo, però, che l’iter debba essere seguito in toto dalla Regione. E, soprattutto, riteniamo che tali posti letto debbano restare nella disponibilità della Regione, una volta che l’emergenza sarà passata. L’emergenza sanitaria di questi giorni ci sta facendo toccare con mano il significato di sanità pubblica e quello di salute quale diritto universalistico; oltre che i danni evidenti prodotti da politiche di privatizzazione della salute e dall’indebolimento del Sistema Sanitario Nazionale. La crisi economica già in atto, e quella dei prossimi mesi, sta già facendo emergere quanto importante sia il ruolo degli Stati e quanto le politiche liberiste non siano in grado di tutelare la grande maggioranza delle persone. E, forse, tanti cittadini stanno già vedendo con occhi diversi molte delle scelte adottate negli ultimi anni a livello regionale e nazionale».

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