Cambiare le proposte della giunta sui servizi sociosanitari: consegnate le prime 580 firme

Proposte che interessano circa 12.500 persone tra questi: disabili, anziani non autosufficienti, soggetti con disturbi psichiatrici, minori, persone con demenza

Sono state consegnate al presidente Ceriscioli le prime prime 580 firme a sostegno della petizione promossa dal Gruppo Solidarietà con cui si chiede di modificare in maniera sostanziale le proposte della Giunta. Proposte che interessano circa 12.500 persone tra questi: disabili, anziani non autosufficienti, soggetti con disturbi psichiatrici, minori, persone con demenza.

«Se la proposta regionale dovesse essere approvata - commenta il Gruppo Solidarietà - così come presentata dalla giunta si determinerà la fine dei servizi di piccole dimensioni (6-10 posti) inseriti nei normali contesti abitativi a vantaggio di grandi strutture (con decine e decine di posti) collocate, a causa delle dimensioni, ai margini dei territori. Si tratta della riproposta del modello degli Istituti. La proposta è in perfetta linea con quelle di soggetti gestori (profit e non) con grandi capacità economiche. Proposte che mettono al primo posto la remuneratività dei servizi a scapito della qualità degli stessi. Gli effetti si avranno sulla qualità di vita degli utenti. La proposta prevede che per tutte le strutture attive o in via di attivazione, ovvero il totale dell’offerta da qui ai prossimi anni,  si possa derogare dal rispetto di alcuni fondamentali  requisiti strutturali (letti per camera, superficie minima, dimensionamento). Ciò determinerà ad esempio che per circa 1800 posti (65% disabilità, 100% salute mentale, 50% anziani) potranno mantenersi anche camere a 4 letti. Servizi nei quali le persone possono vivere per diversi decenni. Le sole comunità per minori, con disturbi neuropsichiatrici, servizi delicatissimi,  potranno arrivare ad avere anche 60 posti (40 posti residenziali + 20 diurni). Se quelle indicate sono le questioni più evidenti altri punti devono essere cambiati, alcuni esempi: la mancanza di figure educative nei servizi per la disabilità intellettiva; modalità di accesso diversificate per servizi analoghi; indicazione di équipe per valutazione e accesso in quelli rivolti a persone con demenza  per le quali non è definita né composizione, né organizzazione; possibilità di ricovero di minori in servizi rivolti ad adulti e anziani; assenza di indicazioni, fondamentali, nei servizi diurni, quali tempi di apertura. Va ricordata la fondamentale importanza, a tutela degli utenti,  dei requisiti di autorizzazione, che sono vincolanti per tutti gli enti gestori, siano sessi pubblici che  privati».  

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